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NEVAR FORGET

( Ehi, non l’avete ancora capito ? Vuol dire che ho traslocato, perdio ! ) 

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Come (non) mettere le mani sull’Università

Si parla abbastanza di "riforma scolastica" e "riforma universitaria" ultimamente, grazie alla MILF bresciana ministro per caso, e degli svariati provvedimenti che riguardano i due campi indirettamente, sulla carta. In realtà molti provvedimenti "indiretti" sono ben più espliciti di quanto non sembri, però non ce ne si è accorti tutti.

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Non posso astenermi dal commentare le news, anche se per ovvie ragioni non parlerò della riforma scolastica, ma solo dei provvedimenti che toccheranno l’Università.

Prima quelle divertenti: sembra che il livello di serietà di una protesta contro una riforma universitaria si misuri in modo booleano ( seria / non seria ) a seconda del fatto che un ateneo sia occupato o meno; ovviamente, per "occupazione" probabilmente si intende almeno un’auletta in tutta l’Università. Semplicemente ridicolo, non tanto l’occupazione, che può essere anche un’occasione divertente, ma il fatto che varie persone pensino veramente che "se occupiamo ci facciamo sentire": su questo non c’è dubbio, ben diverso è invece far passare un messaggio critico o, semplicemente, un messaggio e basta.

Passiamo alle cose serie. La "riforma universitaria" non esiste, nel senso che questa per cui la gente sta protestando non è la riforma universitaria, perché tutto ciò che la riguarda è compreso in una lunga serie di provvedimenti che riguardano la Pubblica Amministrazione ( legge 133/2008 ) sulla quale la Gelmini non ha giurisdizione – certo, un Ministro dell’Istruzione serio avrebbe posto qualche problema a riguardo, ma sappiamo bene cosa è la Gelmini. Sull’Università si può separare la questione in due punti.

La prima riguarda i tagli, e ce la si sbriga facilmente. L’articolo 66 della legge è praticamente inconsultabile, perché è costituito da una serie di abrogazioni, ratifiche, modifiche e chissà cosa di altre leggi che bisognerebbe andarsi a leggere per capire bene cosa stia succedendo, fatta eccezione per il comma 13, in particolare per la parte finale.

L’autorizzazione legislativa [...] concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Il "fondo per il finanziamento ordinario" ( FFO ) è il principale barile da cui attinge l’università statale. La cosa più veloce che uno può fare è dire "ommioddio quasi 500 milioni al 2012 !". È una gran cazzata da fare perché per lo meno sarebbe interessante vedere quanto hanno tolto rispetto a ciò che c’è già. Non ci crederete ma non è una ricerca facile per nemmeno per chi ( come me ) non è ferrato in materia ma più o meno sa usare Google, quindi mi ci son voluti due minuti.

La Finanziaria 2007 ( ecco la fonte ) destinava circa 7 miliardi di euro al FFO, e per una volta non tagliò, ma diede, poco ( 170 milioni di euro ), ma già qualcosa. Questo vuol dire che non solo quasi tutto ciò che si diceva su Padoa Schioppa e l’Università era una gran cazzata, ma che comunque anche un taglio grosso come quello che parrebbe quelllo di 455 milioni per il 2012 non supera il 7%. Non è poco, sia ben chiaro, perché per come è messa l’Università italiana non è assolutamente poco. Non solo, non c’era nessun bisogno di tagliare ulteriormente i fondi all’Università, perché contrariamente a quello che possono pensare i ritardati della CAI, la questione Alitalia non è un’emergenza nazionale, perché perdere Alitalia vuol dire "perdere una compagnia aerea", non "perdere un rene", per cui tagliando i finanziamenti a determinati progetti di ricerca perché Alitalia ha fame non si fa una gran figura. Davanti a chi ? Bella domanda, infatti il governo non se ne cura, e andiamo avanti senza problemi.

In summa: i ricercatori italiani sono pochi e sottopagati, le strutture universitarie fanno ridere, più che protestare l’unica chance è andarsene altrove visto che le persone di cultura in Italia sono più o meno come i negri: non sono benvenuti.

Sempre riguardo alla questione prettamente economica ci sarebbe da aggiungere il blocco del turnover ( anche questo riguarda tutta la Pubblica Amministrazione ), per il quale "per uno che viene se ne devono andare cinque", ed è il comma 7 dello stesso articolo 66:

Il comma 102 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e’ sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

Non si presta a strane interpretazioni. Per evitare ambiguità cito anche il comma 102 dell’articolo 3 della 244/2007:

Per l’anno 2010, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 60 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente.

Bello, no ? Dal 60 al 20%, esattamente un terzo.

Insomma, si taglia una discreta fetta del FFO, si divide per tre il turnover, aumentando così il rapporto docenti / ricercatori che era già da record ( negativo ) in Europa. Che fare ?

Sul FFO non c’è soluzione, possiamo protestare quanto vogliamo, ma i soldi non ce li ridanno. Sul turnover invece le soluzioni sono due. La prima sono le assunzioni a contratto, che non sono state bloccate, esattamente quello che l’ex presidente del nostro Consiglio Didattico di Fisica riferì come "la via preferenziale", perché è la classica cosa cui ci si può aggrappare quando quasi tutto è perduto. Il problema serio è che le assunzioni a contratto sono già abbastanza e siamo già in quella situazione d’emergenza: non si può riproporre la stessa soluzione alla stessa emergenza "amplificata", perché quando si fa un buco nel tuo rullante della batteria ci puoi mettere il nastro isolante, quando se ne fanno 5 belli grossi probabilmente è il caso di pensare a qualcos’altro.

La soluzione alternativa, che è il secondo dei due punti della protesta, è la "facoltà di convertire le Università in fondazioni", articolo 16 della stessa legge ( 133/2008 ).

Siccome io non ho preconcetti di sorta provo ad analizzare lo scenario che si prospetterebbe.

Svariati commi della legge parlano di "come" il privato può entrare nel CdA dell’ateneo, e le modalità sono piuttosto liberali: le donazioni e gli investimenti hanno tassazione minima ( o nulla ), rimane ( ovviamente ) il controllo della Corte dei Conti e del Ministero dell’Istruzione, rimane il carattere non commerciale della fondazione, e così via.

Tutto questo lascerebbe pensare che l’investimento privato, necessario per qualsiasi settore, sarebbe facilitato: perché dico che è necessario ? È presto spiegato.

Supponiamo che io sia un Fisico, facoltoso imprenditore nel campo della Fisica dello Stato Solido, che è una cosa piuttosto realistica visti i progressi degli ultimi anni ( compreso il Premio Nobel 2007 ). Siccome ho bisogno di nuova tecnologia e sono interessato al progredire della ricerca, e non posso esclusivamente contare sulle forze che dispongo nella mia azienda devo farmi un giro in università: tuttavia voglio fare un investimento di un po’ di soldi per la ricerca in quel determinato ambito, che in questo caso è la Fisica della Materia, che implica, oltre al finanziamento di strumentazione e "le solite cose", anche l’istituzione di nuovi contratti di ricerca, possibilmente a tempo indeterminato ( supponendo che la legge lo imponga ), nel settore FIS/03 ( che è appunto la Fisica della Materia ).

Questo è un modo produttivo per finanziare i progetti non contando esclusivamente sul FFO che comunque non è assolutamente proibito che rimanga, perché il panorama ideale descritto è perfettamente applicabile ad un’Università pubblica, libera, e aperta. Il problema attuale è che questi investimenti sono abbastanza tassati, e probabilmente ( non ne sono sicuro ) non è possibile essere così specifici, perché si potrebbe correre il rischio che i miei soldi poi vadano a spalmarsi su altri settori "bisognosi" ma di cui non mi importa proprio niente: del resto i privati non sono solo quelli dell’industria elettronica, anche gli altri settori come l’editoria e i servizi hanno bisogno di "cervelli".

In qualche modo la conversione in fondazioni facilita tutto ciò, ma c’è un piccolo particolare che non abbiamo considerato in tutto questo discorso.

L’Italia è un Paese in cui i reati finanziari sono un problema molto serio, più o meno nella misura in cui lo sono il conflitto d’interessi e l’ingerenza anti-meritocratica di personalità discutibili nelle posizioni di potere. La conversione dell’Università in "fondazione" è approvata con la maggioranza assoluta ( 50% più uno ) all’interno di una riunione del Senato Accademico. Per quanto riguarda Pavia si tratta di, contando tutte le presenze, 16 persone: sedici che decidono più o meno le sorti di 25,000 fra studenti e staff.

Cosa mi tutela da un’eventuale bancarotta ( fraudolenta o meno ) della fondazione ? Cosa garantisce a me l’erogazione, da parte dell’Ateneo, del servizio di qualità per cui pago ? Non ci sono tutele o garanzie da questo punto di vista, e non perché non ci siano le leggi – perché le leggi ci sono: non tutte, quali più, quali meno, ma ci sono – ma perché è l’esperienza italiana stessa della pessima gestione di impresa dalla DC ad ora che ce lo insegna. Se fallisce Parmalat non è un problema, se fallisce Cirio non è un problema, se però fallisce l’Università in cui sono iscritto oltre ad appiedare molte persone, si priva totalmente di quel determinato servizio una vastissima area geografica, e la cosa non è affatto scongiurata, notando che né il sig. Parmalat né il sig. Cirio hanno pagato qualcosa per i rispettivi crac.

Tutto ciò senza considerare i "se" e i "ma" dovuti ai soliti preconcetti, quali "l’università per pochi", trascurando il fatto che negli USA molti studenti dalle classi meno abbienti frequentano ( per merito ) atenei con rette stratosferiche, cosa che qui in Italia raramente succede perché la libera professione evade le tasse e fotte allegramente le dichiarazioni dei redditi distribuendo quindi male le borse degli enti per il diritto allo studio. Il problema non è dunque "di quelli che non si possono permettere le tasse", perché non c’è nessun legame causa-effetto fra la conversione in fondazioni e l’aumento della retta, che può essere parzialmente smentito anche da un semplice ragionamento del tipo "A alza le tasse, molti studenti boicottano A, B mangia la foglia e tiene basse le rette, per cui i non-contenti di A vanno da B": il problema è esteso a tutti, perché sappiamo come si comportano le imprese italiane, e non c’è molto altro da dire.

Ci sarebbero altri problemi, come il criterio di selezione dei posti, perché finché ci sono i bandi pubblici obbligatori ( che già si aggirano senza troppi problemi ) va quasi tutto bene, e se ciò venisse meno cosa succederebbe nella Lombardia di Formigoni o nella Sicilia di Cuffaro ? Non solo, ma volendo fare di tutta l’erba un fascio nel caso di una eventuale fondazione universitaria nel meridione ritrovarsi un colluso che la dirige non sarebbe il massimo della figata. Non so bene se questi esempi ( esattamente come l’esemplare caso Alitalia ) possano essere considerati come sinonimo di "libera concorrenza", ma credo proprio di no.

Concludendo, è bene leggersi un po’ le leggi in materia e capire cosa effettivamente ci sia che non va, piuttosto che indossare magliette colorate e iniziare a protestare "tanto per". Spero di essere stato esauriente e di non aver detto troppe cazzate. 

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Barzellette razziste, vol. I

Q: How many cops do you need to throw a nigger down the stairs ?

 

A: None, he fell.

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Novità omertose

In questi giorni ci si è resi conto che il settore pubblico in Italia ha un sacco di problemi; premesso che per quello che mi riguarda privatizzerei anche la RAI ( dopo ovviamente aver smembrato Mediaset per quello che i paesi civili chiamano "antitrust" ), le privatizzazioni in Italia si sono rivelate più privatizzazioni da Unione Sovietica, dalla Telecom all’Alitalia, per cui qualsiasi dichiarazione in merito è da prendere con le molle.

Ultimamente ci sono state due news interessanti, una che non commenterò e una che commenterò.

Quella che non commenterò è questa. Sarebbe una buona idea, se ci fosse un piano di privatizzazione sensato in campo di sanità ( e non solo ), cosa che evidentemente è solo un bellissimo sogno, visto che persino casi allucinanti come quello della Santa Rita sono oggetto di revisionismo; visto che i controlli sono un optional piuttosto che trasformare un esempio di mala sanità in un esempio di mala sanità, corruzione e "capitalismo dei poveri" è bene che quello che è statale resti statale e si trovino soluzioni alternative, come quella, ad esempio, del federalismo, che mostra che se in certe aree geografiche c’è un’ingerenza più o meno forte di organizzazioni criminali all’interno delle strutture pubbliche o degli appalti, ci si deve affidare alla giustizia "locale", magari tirando una monetina con la testa di Cuffaro e quella di Falcone e sperando non esca quella sbagliata.

Quella che invece commenterò perché invece che venire dal celeberrimo turista del libero mercato viene dal nostro Capo dello Stato è questa qui.

Il nostro amato Ministro della Funzione Pubblica non fa altro che parlare di sprechi nella Pubblica Amministrazione. Su questo ha perfettamente ragione: certificati truccati, assenze "gratuite" e così via; come dargli torto ?

Ci sono un pochino di cose però che questi signori non hanno tenuto d’occhio. La prima cosa è che il primo problema della scuola per lo studente che la frequenta non è il sovraffollamento di bidelli; confondere un onere per lo stato con un onere per lo studente che influenza sulla qualità dell’esperienza formativa è una cazzata colossale. Nessuno studente si lamenta per l’eccesso di bidelli, mentre molti studenti si lamentano per l’eccesso di capre nella loro scuola, regolamenti imprecisi che permettono a totali ignoranti in campo umanistico o scientifico di diplomarsi nei rispettivi licei. Se il sistema scolastico scartasse quelli con qualsiasi tipo di insufficienza nelle materie di indirizzo gli studenti sarebbero molti meno e non ci sarebbero problemi di spostamenti di cattedre: non solo, a lungo andare ci sarebbe una selezione naturale del corpo docente, in modo da non aver bisogno di chissà quanti insegnanti.

Secondariamente, i nostri wannabe dirigenti parlano di "competitività" di una struttura scolastica come "azienda": dove sta la competitività ? Beh, secondo il canone tutto italiano la bontà di una formazione dipende da due fattori: il primo è il numero degli alunni, quindi "più iscritti = più successo"; il secondo è la densità di voti alti per ogni sessione di maturità. Se si badasse magari, a lungo andare, al numero di pubblicazioni firmate da alunni usciti in passato da quell’istituto, o alla loro "posizione professionale", forse la parola "merito" assumerebbe un significato più interessante, invece siccome sappiamo perfettamente che siccome che i nuovi plutocrati, dalla Moratti fino allo stesso sommo Cavaliere, della parola "cultura" non s’intendono poi tanto, il loro standard di "qualità" ha una definizione più o meno incerta.

Veniamo ora alle patetiche esperienze personali. In cinque anni di Liceo non ho visto una sola riforma che promuovesse la "qualità" dello studente in senso individuale, anzi, tutte le varie offerte erano rigorosamente non selettive se non per criteri di indirizzo ( il progetto di lingua imponeva la conoscenza della lingua, etc. ), e caso volle che i miei cinque anni di Liceo, fino agli ultimi mesi del quinto, fossero lo stesso quinquennio di Berlusconi, quindi non ho capito cosa ci aspettiamo in fatto di "promozione del merito" e di "qualità della didattica".

L’Università è un’altra cosa interessante. Il problema fondamentale anche qui – a quanto pare – è la quantità di personale non docente, e cose simili. Personalmente so per certo che nella Facoltà di Scienze dell’Università di Pavia le nuove assunzioni sono bloccate, ma il fatto che possano esserci più segretari del dovuto è solo una conseguenza del numero di frammentazioni in Dipartimenti, Facoltà e strutture annesse.

Il problema fondamentale non sono le università nonsense quali Insubria, Piemonte Orientale, Verona, Brescia, Bergamo, Cassino, Chieti, e così via. Quelle stanno bene, grazie. Il problema fondamentale non è l’ingente quantitativo di evasori fiscali dal Nord al Sud Italia che fottono il fisco e non solo fanno alzare le rette a quelli la cui famiglia le tasse le paga, ma tengono all’osso la "fascia zero", quella dell’esenzione, perché non essendoci fondi non ci si può aspettare un taglio alle rette per i meritevoli o per chi, quanto meno, è di famiglia povera ma non sufficientemente da non dover pagare l’immatricolazione. Senza contare che i metodi per valutare la situazione economica fanno pietà, e chi ci ha avuto a che fare sa di cosa parlo.

Un altro problema fondamentale non è il 25 politico: contrariamente a quanto i "neo lib" fasulli possano pensare, il "voto politico" non è un frutto del ’68, ma è una comodità per l’ateneo, in quanto un esame sostenuto è, per la stessa logica dei licei, una prova maggiore di efficienza, esattamente come lo è il numero di laureati per anno ( voto incluso ), che porta agli escamotage più pietosi per poter alzare il più possibile il voto di laurea, perché qualche studente di troppo laureato con 95 è una cattiva immagine per la Facoltà.

Ci sono un sacco di cose di cui si potrebbe parlare, come, per esempio, la figura del "corso di laurea" che tiene tanta burocrazia inutile dietro ai piani studi e all’organizzazione dei corsi stessi, oppure il continuo tentare di immettere nel mercato figure professionali non richieste solo perché "così fa figo", o anche la totale assenza di un minimo di formazione scientifica obbligatoria ( assente persino nei corsi di laurea umanistici che prevedono un esame di Statistica ) che porta a sentire oscenità come "faccio lettere perché in matematica ho sempre avuto 4".

Come sempre la "soluzione liberale" ideata da chi occupa posizioni di potere nel modo meno meritocratico possibile ( prova ne è l’abbondanza di bestie abominevoli in Parlamento ) è una cosa che non risolve il problema fondamentale, ma è semplicemente la solita filastrocca populista per far bere una valanga di stronzate a chi non ha mai frequentato l’Università e a chi del Liceo ha solo un ricordo molto lontano.

L’Italia ha una spesa militare annua di oltre 30 miliardi di dollari, dietro a Francia, Germania e Gran Bretagna, le quali, tuttavia, investono rispettivamente il 2.1%, 2.5% e 1.8% del PIL nella ricerca, contro l’1% dell’Italia ( dati 2004-2005, ma non è cambiato molto ). Questo, a quanto pare, non è il problema fondamentale.

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Two is the loneliest number

Aggiornamento dell’ultim’ora: guardavo giusto adesso che questo è il post numero 100. Grazie per le visite, i commenti, gli apprezzamenti e le hate mail; in particolare ringrazio quelli che mi leggono assiduamente senza i quali ( probabilmente ) sarei portato a credere che i miei post non li legge nessuno, e quindi ( probabilmente ) non sarei nemmeno motivato a scrivere.

Era una roba che volevo scrivere da tempo, qualcosa che in effetti possono scrivere tutti, tanto che mi manterrò breve per evitare troppe "opinioni" che magari potrebbero impedire ai soliti poveracci pieni di pregiudizi di leggere uno qualsiasi dei miei post.

Dipolo elettrico 

Ultimamente tra le varie divertenti fusioni in Italia, quella già avvenuta del PD e quella che adventura est del PDL, non si fa altro che parlare di bipolarismo, o addirittura bipartitismo.

L’oggetto di questo post è la cazzata magistralis che esce dalle bocche di svariati membri dei suddetti partiti, ovvero: "il sistema bipartitico porterebbe l’Italia al passo con le altre grandi democrazie mondiali".

Premetto che farò anche l’errore di perdere per strada il significato della parola "democrazia" in quanto gran parte delle "grandi democrazie del mondo" ( Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Spagna ) sono monarchie, per cui farò finta di includere anche questi Stati nel discorso.

Ebbene, sono diversi i motivi per cui questa è una cazzata magistralis, il primo in ordine di visibilità colpisce i piddini, ed è l’inquadrare esclusivamente gli Stati Uniti come esempio di "grande democrazia", pensando, probabilmente, che tutti gli altri Paesi del mondo siano più o meno come gli USA. Lasciamo da parte il fatto che gli Stati Uniti hanno praticamente solo due partiti ( in realtà ce ne sono più di due ) dai tempi di Lincoln, e anche durante la Confederation i partiti erano più o meno due per parte: ciò lascia intuire che gli USA non sono un Paese che si è convertito al bipartitismo perché era una buona idea, ma semplicemente così hanno iniziato e così son rimasti, e se la cosa funziona, perché cambiare ?

Il secondo motivo, e questo richiede un po’ di ricerca, è che se uno va a vedersi i vari risultati delle elezioni di qualche Paese a caso in Europa e non, ha l’ennesima prova che chiunque rilasci una dichiarazione in TV parli a ruota libera, così, senza freni.

Prendiamo casi in cui parlare di bipartitismo è significativo. Le ultime elezioni in GiapponeGermaniaAustralia e Svezia danno due grandi partiti sopra il 20-30%, più svariati altri sotto. Questo ovviamente non pregiudica l’esistenza di altri partiti, tanto che in Svezia ne abbiamo ben 5 minori oltre il 5% ( più del 30% complessivo ), e quindi il peso è indubbiamente non trascurabile, per cui non possiamo affatto dire che in Svezia ci sia un significativo bipartitismo. Anche in Germania la sinistra ( Die Linke ) fa invidia a quella italiana, e nel 2005 prese ben l’8%, che è comunque una cifra decisiva in un Parlamento con un sistema più o meno proporzionale.

Gli esiti delle amministrative in Gran Bretagna invece ci han fatto capire che un Paese sta bene anche con tre partiti, e su questa linea sono anche Norvegia e Irlanda, con ben tre partiti sopra il 10%. In Norvegia nelle ultime elezioni parlamentari il distacco fra Progressisti e Conservatori era circa 8% ( 22 e 15 rispettivamente ), cosa che può rendere ammissibile un sorpasso in un’eventuale crisi, esattamente come è successo in Gran Bretagna fra Laburisti e Liberaldemocratici.

In Francia e Canada invece le cose sono profondamente diverse. Tutti hanno l’idea della Francia come grande sistema bipartitico perché "a conti fatti al ballottaggio finiscono sempre due partiti": grazie al cazzo, è per quello che si chiama ballottaggio. Si dimentica però che alle presidenziali 2002 Le Pen superò Jospin e il ballottaggio fu fra l’UMP di Chirac e il Front National, che è una specie di AN col leader che non gioca a fare il liberaldemocratico dei poveri; non solo, si dimenticano anche le cifre delle presidenziali 2007, in cui i partiti oltre il 10% erano quattro, tanto che l’esito rimase incerto fino alla fine perché ci fu il giochino di "dialogo" coi centristi di Bayrou che si erano presi il 18%, contro il 31% dell’UMP e il 25% dei Socialisti. Le presidenziali 2002 furono molto più divertenti perché tutti i partiti si mantennero sotto il 20%.

In summa, sono ben pochi i Paesi con un sistema bipartitico, e non si può certo dire che Francia, Canada e Gran Bretagna siano Stati ingovernabili, posti in cui si viva male, o che, in generale, la politica locale faccia schifo.

Poi, chiaramente, ognuno dice quello che gli pare, dopotutto siamo pur sempre in Italia. 

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Come imparare la geometria differenziale leggendo Dylan Dog

Sono in crisi mistica e ho bisogno di certezze. In Finlandia un altro depresso ha battuto Pekka Eric Auvinen ( "Humanity is overrated", per chi mi legge da più di cinque minuti ) e la sua Killing Spree, promuovendola a Rampage prima di autobannarsi dalla stessa vita che bene o male viviamo noi. Con la differenza che non c’è nessun respawn fuori da Unreal Tournament.

Fortuna che certezze chiedo e certezze ho, nientemeno da chi ha la verità assoluta in mano.

Tory Lane

No, non Tory Lane, lei dovrebbe lavorare un po’ sulla stabilità sentimentale; parlo ovviamente di chi diffonde strane idee riguardo a materie di cui ( per scelta ) ha la più totale inesperienza, contrariamente a Tory Lane.

Il Repubblichino ha un interessante richiamo riguardo due depliant concernenti metodi anticoncezionali per regolare la fertilità tollerati e promossi dalla Santa Sede. Di cosa si tratta ?

Beh, non c’è dubbio che la cosa mi interessa, non foss’altro che per il potenziale contenuto umoristico. Sono promossi e descritti due metodi, il metodo Billings e i metodi sintotermici. Entrambi i metodi consistono in accurate misure della temperatura basale e precise quantificazioni fenomenologiche delle risposte agli stimoli del contatto di "corpi esterni" col muco cervicale: come funziona ve lo potete cercare su Google, è pieno di risultati, magari è un’esperienza interessante.

Un sito ( assieme a molti altri ) non mi dà grandi informazioni sulla cosa, quindi sono costretto a scartarlo, anche se c’è una interessante e TL;DR descrizione del motivo per il quale la Chiesa è d’accordo.

Family Live sembrerebbe più formale; andiamo a vedere di che si tratta:

Il Metodo dell’Ovulazione è stato ideato dai medici australiani Dr.Evelyn e John Billings, negli anni ’50 e, successivamente, diffuso ed utilizzato in tutto il mondo, per una serie di motivi:

- E’ un metodo naturale di pianificazione familiare che si basa su ricerche scientifiche moderne;

- Il Metodo Billings è stato testato più di ogni altro metodo di regolazione della fertilità;

- Ha un’efficacia del 99%, se correttamente imparato ed applicato.;

- Può essere utilizzato in tutte le fasi riproduttive della vita della donna;

- Essendo naturale è completamente privo di effetti collaterali;

- Essendo naturale è accettato da differenti culture e religioni.

I primi due motivi sono cazzate pazzesche. Non si capisce quale sia la "ricerca scientifica moderna". Per chi non avesse la minima idea di come si faccia una ricerca del genere posso dare un indizio. Si prende un campione di un certo numero di persone ( tante, almeno 200-500 coppie ), e le si fa scopare in modo che la quantità di eventi sia significativa. Si rileva l’incidenza di gravidanze nelle N coppie, e la si confronta con l’incidenza delle gravidanze in un numero confrontabile di coppie che invece fa uso di un altro metodo ( il preservativo ? ); solo allora si può scientificamente trarre un conclusione. Nel caso questo test fallisca la prova scientifica si fotte, fine della storia. Ho seri dubbi che si sia fatta una ricerca del genere, visto che sarebbe una cosa un pochino "lesiva della privacy", e oltretutto comporterebbe seri rischi in caso di insuccesso, visto che sarebbe come testare un vaccino per la malaria infettando 500 persone a caso e cercando di guarirle.

Il terzo punto è la classica cifra buttata lì a caso. 99% non vuol dire proprio niente, è solo 100-1, vuol dire "100 sarebbe dire troppo e la gente non ci crederebbe mai, se diciamo 99 andiamo sul sicuro".

Il quinto punto è quello più grave: non ha effetti collaterali perché per i bifolchi nostalgici del Medio Evo la gravidanza ( indesiderata ) è "un accidente divino, un dono di Dio", e non un "effetto collaterale". Logicamente, a parte restare incinta non ti potrà succedere nient’altro. Ovviamente il sesto punto rasenta il demenziale e farebbe impallidire persino Tom Cruise.

Non è chiaro come si facciano le misure, né è chiara la qualifica di chi le fa, e non basta una specializzazione in ginecologia per saperlo, perché queste non sono cose che si stabiliscono a priori – la medicina non è una scienza esatta nel senso "comune" del termine – e quindi senza aver fatto un’analisi statistica vera uno tragga pure tutte le conclusioni che vuole, non potrà mai verificare di aver torto o ragione.

La cosa che fa un po’ incazzare è che c’è una specie di "diploma" per eseguire queste cose; a dirla tutta non so se una donna si farebbe infilare una mano nella vagina da una persona che intende farle una visita sapendo che non è un medico; allo stesso modo non so quanto una coppia affiderebbe la propria vita sessuale a chi non ha alcuna esperienza in materia …

In summa, a ciascuno il suo, fortuna che chi usa questo metodo è in genere contento dell’effetto collaterale, ma ricordiamo bene che solo un idiota andrebbe a chiedere consigli su "come smettere di bere" ad un alcolista …

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Siamo tutti antifascisti

HAHA, DISREGARD THAT, I SUCK COCKS

( In ritardo, ma valeva la pena; non che mi freghi qualcosa. ) 

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Sono le __ e tutto va bene

L’UE, che non è un Soviet, ma è ormai un’adunata di neoconservatori, con rare eccezioni, dice che i conti italiani fanno schifo. Contando il precedente "bene" alla manovra Padoa Schioppa, e il fatto che "due anni non possono essere così disastrosi" ho seri dubbi che chiunque con più di un neurone possa credere ad una parola della televendita dei turisti del libero mercato.

A furry ! 

Esattamente come nessuno con più di un neurone si berrà la barzelletta Alitalia, e a questo punto mi chiedo se il nostro Putin casareccio non stia veramente giocando a fare il comunista ( a parole ), tentando il tutto per tutto per guadagnare consensi, mentre nel frattempo l’economia italiana ha poco da ridere: se proprio non gli può fottere di meno dei 7,000 esuberi – la piantino con la scusa "il sindacato non vuole", se uno deve governare governa, sindacato o meno, senza paura delle reazioni - e del fatto che comunque per andare via di casa si può sempre prendere l’aereo di un’altra compagnia, almeno cerchino di controllare l’inflazione: ma la cosa divertente non è solo che non hanno alcun tipo di precedente per farlo, ma non ne hanno la minima intenzione, anche perché se avessero idea di come la pensano "i loro equivalenti" altrove su "libera competizione" e "bancarotta fraudolenta" probabilmente cambierebbero nome al loro partito, e lo renderebbero forse più credibile di quanto non lo sia ora.

Ma dopotutto il nostro ministro delle Finanze è un giurista. Mi spiace, ma preferirei che chi ricopre quel posto ( stendiamo un velo pietoso su altri - prima che qualcuno mi tiri fuori quello scellerato ) sappia la differenza fra una derivata parziale e una mela cotogna.

Si sa, la cosa che hanno in comune i militanti di Rifondazione e quelli del Billionaire è che i secondi criticano il governo quando il centrodestra è all’opposizione e criticano l’opposizione quando il centrodestra è al governo, e i primi fanno pressappoco la stessa cosa; quindi comunque vada i turisti del libero mercato rimangono sempre all’opposizione, e si può vedere non solo dai loro interventi televisivi che hanno lo stesso format; si parte con una critica di un esponente del centrosinistra a caso e i soliti leccaculo che non hanno bene chiaro il concetto di "contribuire alla società" rispondono sul piano personale, più che su quello della critica. Sono più o meno contento che il nostro avvocato camuffato da economista sia l’unico che in genere risponde alle critiche. Peccato che in genere dica solo una vagonata di balle. Non ho voglia di giustificare quest’ultima frase, però una cosa mi incuriosisce.

La nuova moda presso i ggiovani "riformatori di centrodestra" ( che in Italia è un ossimoro ) è l’americanizzazione, il libertarianesimo, il laissez-faire. Prima di tutto mi chiedo cosa abbia a che vedere la loro posizione in Forza Italia con una cosa come il lodo Alfano, che onestamente ricorda più Stalin che Ron Paul. Dopodiché mi chiedo anche cosa abbia a che vedere il lassez-faire con lo scandalo Alitalia, anche solo una parte dello scandalo, come il refrain "si rivende ma il prezzo lo decide in toto l’acquirente".

Esempi potrebbero essercene tanti, e purtroppo certe volte mi viene da dare ragione a Travaglio quando dice che Berlusconi gli ricorda Breznev.

Alla luce di tutto ciò la risposta è molto semplice. La politica italiana continua ad essere una divertente storiella, con un lessico tutto suo. Gli idealisti non sono quelli che effettivamente hanno ideali, che possono essere propositivi o meno, ma sono quelli che hanno determinati ideali, che prendono più o meno come una confessione religiosa; e se non sono al passo coi tempi non fa niente, né tantomeno ci importa della loro praticità. Sono così belli come argomento di discussione fra amici … il comunismo non è più "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità", principio che va già da solo contro me che scrivo da un portatile su un letto in una casa che non è nella mia città, il comunismo ora è una specie di blob che si critica esclusivamente a fini calcistici da un lato, e che si osanna come un "credo" dall’altro. Allo stesso modo sono stati coniati dei termini totalmente privi di significato, come "giustizialismo", "legalitarismo" e "laicismo" ( è suggerito un ripasso: precisamente, Art. 101, Art. 3 e Art. 20 della Costituzione Italiana ), perché comunque la lingua italiana ci piace tanto da buttarla nel cesso in qualunque discorso che non coinvolga concetti post-1950 perché "tradurre i neologismi è da fanatici", mentre al TG2, benché confondano "materia oscura" e "antimateria" ( edizione serale del 10 settembre ) raccontando cazzate inesistenti e non riuscendo a dire una cosa sensata attribuibile almeno ad una delle due cose, è molto meglio mostrarsi preparati con parole lunghe quando abbiamo impellente bisogno di sentire parlare Paolo Bonaiuti.

Così l’ala "riformista" di centrodestra non è altro che composta da gente nostalgica "non si sa bene di cosa" o che comunque ha sempre tifato Juventus e non vede perché dovrebbe cambiare ora, nemmeno dopo Calciopoli; i tifosi veri sono quelli che rimangono nel momento del bisogno, e anche se sembrano esserci divergenze, "sempre meglio dei comunisti".

La sinistra italiana invece è un attimo andata a prendere il caffè. Spero che tornino presto, anche perché la data odierna è il giorno giusto per raccontare un sacco di barzellette shockanti – altro che crocifissi con l’erezione ! – e non vedo l’ora di fargliene sentire qualcuno.

E magari scriverò qualcosa su LHC quando la gente imparerà a distinguere un buco nero da un buco del culo, e magari smetterà di guardare il TG1 o leggere Il Repubblichino.

Per inciso, la parola "legalitarismo" non è presente nel De Mauro, dovrei iniziare una petizione.

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… ma nemmeno dai preti, eppure nessuno sembra curarsene

Fortunatamente nel giro di sei ore ho avuto modo di avere due volte la mia buona dose di risate dal bianco che più bianco non si può, altrimenti penserei veramente che il mondo stia diventando un posto pieno di gente triste.

Mi hanno detto che da qualche parte nella Protestantissima Inghilterra c’è una scultura blasfema del nostro signore. Una cosa che salta all’occhio è la parola "blasfemo": esistono raffigurazioni non a fini di esaltazione o adorazione di qualsiasi scena o personaggio religioso che non siano blasfeme ? Sembra una sfida interessante.

Comunque la risposta è "no", molto banalmente, alla faccia dell’innocenza fino a prova contraria. E la scultura incriminata è questa qui:

Gesù si è appena svegliato. Perdonatelo.

È difficile intuire cosa ci sia di blasfemo, ma a quanto pare è stata giudicata offensiva la poderosa erezione che l’ebreissimo redentore ostenta senza vergogna alcuna.

A prescindere dal fatto che l’artista pare abbia avuto il tempo di fare anche Topolino ed ET in versione John Holmes – e mi chiedo perché né Spielberg né la Disney si siano lamentati – non capisco in che modo un semplice "cazzo duro" possa offendere qualcuno. Se pubblicassero una mia foto con una poderosa erezione potrei reputarla anche una violazione della privacy, ma di sicuro nessuno la riterrebbe offensiva.

Sono curioso se Terence Koh – è questo il nome – abbia intenzione di scolpire Hitler nella stessa posa, sarebbe molto interessante registrare le reazioni.

Il caso ricorda un po’ quello della rana crocifissa, e sono convinto che finirà più o meno allo stesso modo: Koh ringrazierà la brava persona che ha denunciato cotal volgarità per la pubblicità gratuita che la sua arte sta ricevendo, e nel frattempo il museo ne raccoglierà i frutti.

Come punchline aggiungerei che nessuno ha mai rotto il cazzo a Dalí per il telefono con l’aragosta, sul fatto che effettivamente non significasse niente. Penso che i critici d’arte dell’ultim’ora fossero in pausa pranzo, in quel periodo.

La seconda storiella divertente ( in ordine cronologico inverso ) riguarda una dichiarazione di un signor nessuno dell’Osservatore Romano riguardo le nuove frontiere della bioetica.

Premetto che da studente di Fisica – la scienza che, purtroppo per biologi e superstiziosi, è "la cosa che sta ( quasi ) sopra tutte le altre" – io ritengo una cosa indecente la formalizzazione di "etica" e "morale" nel metodo scientifico: è incredibile come la bioetica, e chiunque ne parli, riscuota un tale successo presso una platea che non è esattamente delle meno istruite. Non solo, ma sembra che chiunque tiri fuori una perla di saggezza sul fatto che la quantizzazione a loop dello spazio-tempo in qualche modo "giustifichi o meno l’aborto" sia automaticamente eletto "colui che può sparare tutte le cazzate che vuole perché da questo momento in poi sarà un esperto in qualsiasi materia".

L’articolo è questo qui, e prova esattamente la mia affermazione precedente.

Perla #1:

La giustificazione scientifica di questa scelta [quella di utilizzare la morte cerebrale come definizione di decesso, al posto i quella cardiaca, n.d.r.] risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo.

Non mi pare che si sia mai messo in dubbio il fatto che la morte cerebrale non provochi la disintegrazione del corpo, perché altrimenti, ad esempio, sarebbero guai grossi per l’integrità fisica di qualasiasi persona in coma, o di qualsiasi parlamentare leghista. Non che morte cerebrale e coma irreversibile siano sinonimi, penso che l’analogia sia chiara.

Personalmente credo che l’unico esperimento che possa porre un nuovo limite è la "guarigione" da morte cerebrale, perché in tal caso bisognerebbe per forza tornare alla morte cardiaca, anche se in linea di principio un trapianto potrebbe salvare anche quell’evenienza, e lì saremmo nei casini.

Perla #2:

Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri.

Non capisco cosa ci sia di scientificamente certo in una definizione non scientifica. È certo che tirando un dado su un pavimento totalmente piatto esca un numero qualsiasi fra 1 e 6, è certo che una partita di scacchi che si conclude termina con una vittoria o con un pareggio. È altrettanto certo che, se per tutti quanti la "morte" è quella cerebrale, una persona della quale ogni funzione cerebrale termina irreversibilmente, quella persona è morta, da Shanghai a Lisbona.

L’articolo, ovviamente, non cita niente di nuovo, nessuna ricerca, nessuna nuova evoluzione. I cattolici, come i filosofi, non sono interessati alla novità, tuttavia, contrariamente ai filosofi, la ripudiano e cercano in tutti i modi di reprimerla qualora ciò contrasti con le loro credenze paranormali.

La dichiarazione sul trapianto degli organi è particolarmente grave, ovviamente solo per chi crede, e le reazioni nell’Italia che conta sono state innumerevoli, fortunatamente quasi tutte contrarie; persino fra i puffi bianchi qualcuno ha detto che quell’editoriale "non rappresenta la posizione ufficiale della Chiesa".

E ha ragione, non vorremo mica fare la figura degli ignoranti … ! 

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Dai diamanti non nasce niente …

Se fossi un guardasala del Topkapi a Istanbul non farei entrare gente vestita in modo sommario, trasandato. E questo perché se posti di fronte a opere d’arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi.

Beh era un po’ ormai che non si commentavano certe dichiarazioni, quindi è giunta l’ora di farlo. Che il Presidente della Regione Veneto non fosse un filologo non è una novità, perché già quel saggio di economia comparata riassunto nella sua dichiarazione "Sicilia e Sardegna palle al piede dell’Italia" era un ottimo indizio.

Questa ultima però è abbastanza sensazionale. Per chi avesse passato il weekend a spalare fango a Barrow racconterò un minimo la vicenda.

C’era una volta un museo a Venezia, con un giovine guardiano che gironzolava, quando, un bel giorno, arrivò una fanciulla tutta di nero bardata che d’ella si vider solo gli occhi suoi.

Non si capisce bene come sia andata la vicenda, comunque provo ad immaginare come sarebbe dovuta andare: il giovine guardiano le dice "senta, si dovrebbe scoprire il volto, sa, in Italia è proibito", e fine della storia. Posto che secondo me la legge che impedisce di girare col volto coperto non è una cosa molto utile, anche solo per il fatto che se io avessi intenzione di andare a rapinare una banca sinceramente non mi preoccuperei dell’illegalità del gironzolare col passamontagna, quella è stata una cosa sensata.

Dopodiché arrivano gli islamofili che parlano di "razzismo", e le solite cosucce che si dicono in questi casi. Fortuna che alla fine arriva Galan a rinfrescare gli animi. Non mi importa molto di tutto il pippone sul rispetto per la nostra cultura o del solito cavallo di battaglia dei poveri idioti "se non vi va bene statevene a casa vostra".

La cosa che fa molto più incazzare è il discorsino sul "rispetto" e sulla "dignità" dell’arte.

Primo: quale artista s’arroga il diritto di fare una selezione così poco "fine" per chi vorrà ammirare la sua opera ? Fregherà qualcosa a Ligeti se suono i suoi studi al pianoforte in pantaloncini ? Persino chi a suo tempo si fregiò di "stare al di sopra del pubblico" di sicuro non si fregiava di un’etichetta di alta moda, o sconcezze simili. È per questo motivo che non capisco proprio dichiarazioni come "se posti di fronte ad opere d’arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi". C’è una legge che lo impone ?

Secondariamente, di conseguenza, chi è Giancarlo Galan per dirmi che se voglio dare uno sguardo a Forme Uniche nella Continuità dello Spazio devo presentarmi in giacca e cravatta ? È forse il rappresentante di tutti i compositori, da Vivaldi a Cage, di pittori e scultori ? È ovvio che non è solo il nostro piccolo padovano a pensarla in questo modo, ma è così tutta la platea dell’arte italiana cui dell’arte in sé non importa un beneamato cazzo.

È tutto un allegro giro di "etichetta", perché un ascoltatore con la cravatta è più figo di un ascoltatore che la cravatta non la mette. Forse è per quello che Warhol non ha avuto tutto questo successo, è colpa dei suoi maglioncini girocollo; lo stesso vale anche per i già citati György Ligeti e John Cage.

Beh, dopotutto, fortuna esiste questo tipo di superficialità, così come è una fortuna che esistano le superstizioni.

Altrimenti poi non rimane nessuno da prendere per il culo.

Sì, sì, lo so che c’è grossa grisi internazionale e io non ho ancora detto nulla.

Statevebbòni.

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