Arianesimo ? No, grazie

Pubblicato alle 21:35, il 26·11·2006

Disclaimer: quello che segue potrebbe essere un po' infelice se interpretato a modo proprio, e sconsiglio eventuali giudizi negativi prima di aver letto completamente quanto espresso o di averne capito la piuttosto chiara idea di fondo.

Tempo fa diedi un'occhiata al sito di ESR ( uno dei capoccia della FSF ), una persona piuttosto scomoda nell'ambiente in quanto membro di quel partito ambiguo che è il libertarian party, che rispecchia un po' una certa categoria di persone che è facile identificare nel ventunesimo secolo, in quanto alle tematiche che sostiene. Partito fatto di pazzi con la pistola, spesso super partes ( non tutti son schierati con Bush ), pro o contro guerra in Iraq, e forti sostenitori di argomenti molto controversi ( vedere Matt Stone e Trey Parker ).

Non mi identifico come uno di loro, affatto, tuttavia credo che molte cose sia meglio non dirle che esporle in dettaglio, e questa è una amara verità da moltissimo tempo. Una cosa per la quale Raymonds divenne famoso fra attivisti di vario genere era una ricerca che espose sul suo blog per quanto riguarda la propagazione del Q.I. fra le razze umane. Rimando al suo articolo qui. Ora, dobbiamo innanzitutto mettere in chiaro che non ha senso nascondersi dietro a preconcetti da fricchettone o da feccia cristiana. Le razze umane ci sono, stop. Non è una questione psicologica o spirituale o il cazzo che volete. È una questione biologica. Visto che tutti gli esseri che abitano un pianeta hanno una catalogazione scientifica in base, principalmente, all'apparenza fisica ( anche perché che rilievo avrebbe verificare la differenza di Q.I. fra un orso polare e un grizzly ? Sempre che ciò sia fattibile ), non vedo perché l'homo sapiens sapiens non dovrebbe. E siccome la mia predisposizione fisica smilza da bianco non troppo mediterraneo è totalmente diversa da quella di un negroide ( per usare un termine da "ventennio" ) che tendenzialmente "se mi piglia mi contorce", non vedo perché non trarre la conclusione che entrambi pur essendo della stessa specie apparteniamo a due razze diverse.

Cambierebbe qualcosa ai fini pratici ?

Assolutamente NO.

Il discorso è puramente biologico, e le razze umane esistono, perché negarlo ? Perché la concezione vetero-cristiana dei tempi in cui non si sapeva la differenza fra un cammello e una derivata seconda ci impone che gli uomini siano tutti uguali e dunque il mio professore di religione del liceo non si mise tanti peli sulla lingua a darmi del nazista per questo discorso. Di conseguenza non andai mai oltre. Il problema è che gli uomini, per forza di cose, non sono tutti uguali, e anni di "vita" hanno garantito, da parte di tutti gli abitanti sulla faccia della Terra ( sì, nazisti e ultracristiani hanno questo e altro in comune ) la confusione dell'esistenza della razza umana col concetto di dignità, umanità e con la conseguenza tutela dei diritti umani. Che non è una cosa che ha rilevanza scientifica, ma allo stesso modo negare la discrepanza razziale porterebbe alla dimostrazione che usare alani o pechinesi anziché sanbernardo per i salvataggi alpini, o chow chow per trainare le slitte, sarebbe totalmente indifferente dall'usare le razze che invece vengono usate.

Quello che all'inizio sconvolge un po' dell'articolo di Raymonds è vedere che non solo ci sono differenze nel colore della pelle o nella forma degli occhi, ma anche nel quoziente intellettivo ( che d'ora in poi come convenzione chiamerò g ). Ma certo, dopotutto, perché no ? In effetti la predisposizione ad un determinato valore di g non è altro che genetica, e di conseguenza regolata da un qualcosa nel DNA, luogo in cui si trovano le stesse informazioni sul colore dei miei occhi, et cetera.

Ai fini pratici, notiamo che i capofila sono gli asiatici "sul mare", giapponesi e cinesi dunque. Noi bianchi europei ci collochiamo più o meno a metà, mentre ( purtroppo ) non è difficile immaginare chi si collochi in fondo. Difatti senza nessuna crudeltà l'aspetto più scimmiesco ( e questo degli aborigeni s'è sempre detto, stranamente ) indica ''g'' basso, e così risalendo. Ovviamente è uno di quei tanti fattori non "chiari ed evidenti". Esempi, io mi terrò per tutta la vita occhi e capelli ( speriamo ! ) castani coi quali son nato, tuttavia sono sempre stato ben predisposto al mezzofondo ( 800 e 1500m ) e se mi fossi messo sul serio probabilmente sarei stato anche bravo, per una questione familiare che non smentisce affatto la dominanza bianca in tale disciplina. Cosa che non avrei potuto dire per la forza fisica perché in ogni caso pure essendomi allenato alla perfezione, arrivando ad un fisico più che decente, il fatto di non eguagliare mai un nero medio che ha fatto il mio stesso allenamento rientra perfettamente nella media in quanto tale tipo di prestanza non rientra nei miei caratteri genetici.Mi spiego meglio, anche se ritengo che ciò risulti abbastanza chiaro: non si può parlare di g e di forza come di un paio di occhi azzurri, dunque il fattore ambientale non solo non è trascurabile ma è cruciale, e per tale motivo il fatto che la mia famiglia abbia comunque avuto più interesse al mio sviluppo linguistico e intellettivo, al fatto che anziché fare l'atleta di professione imparassi qualche lingua e facessi un corso di studi particolarmente arduo ne è un chiaro segno, tuttavia non sono né un grande matematico e né un grande centometrista, e questo è potenzialmente nella media. Vice versa, vi possono essere dei potenziali Gauss che vivono in ambienti di merda e rimangono totalmente inespressi, e la predisposizione razziale non influenza positivamente g e la sua crescita.

Dunque tutto inizia più o meno a quadrare. Dopotutto Haile Gebrselassie e Hicham El Guerrouj sono esempi della razza africana che domina nel fondo ( dai 10000m ai 1500 la pelle si schiarisce, tanto che 1500m e 800m sono sempre ripartiti fra bianchi e maghrebini, ai primi la seconda e ai secondi la prima, in genere ), così come Carl Lewis e Maurice Greene sono esempi afroamericani per la velocità, disciplina di sforzo massimale non prolungato ( ai quali si accodano, banalmente, basket, pugilato, e altri ), mentre la supremazia nel lancio del peso, che richiede una massa muscolare considerevole, oltre alla forza in sé, è dominata da una frangia di est-europei. Passando al lato intellettuale, notiamo che ora molti talenti matematici si evidenzino fra gli asiatici ( in quanto è una disciplina dove l'intelletto puro è cruciale ), mentre i fisici sono prevalentemente bianchi, e ciò è indiscutibile.

Tengo a sottolineare che questo non è affatto il discorso della medicina nazista. Difatti Hitler non voleva una tesi scientifica sulle discrepanze razziali fine a sé stessa, ma voleva una dimostrazione di una cosa assolutamente illogica, quale la superiorità biologica di una razza su un'altra, che è una cosa che ha tanto senso quanto dire che se A ha quattro arance e una mela, è migliore di B che ha tre mele e due pere.

Infatti non solo una superiorità relativa non è una superiorità assoluta, ma anche una superiorità di un determinato bene rispetto ad un altro non è abbastanza per definire una superiorità assoluta. Siamo perfettamente d'accordo che in una fascia temperata g conti di più della sopportazione congenita delle basse temperature ( cosa nella quale gli eschimesi battono fisicamente chiunque altro ), ma se considerassimo, ad esempio, g come qualità assoluta e suprema, avremmo davanti la contraddizione del Giappone che per quanto abbia potenzialmente più persone puramente intelligenti di molti altri paesi, non domini il mondo, né, nello specifico, ha una tradizione scientifica rilevante semi-millenaria come Italia, Francia o Germania. E analogamente ciò vale per prestanza fisica, resistenza, e quant'altro.

C'è dell'altro, dunque, oltre a forza e intelligenza, c'è la diplomazia che è tipica di certi neri, come l'intuito economico e il senso degli affari tipico dei bianchi ebrei. Ma c'è tanto altro, la presunzione, la sensibilità, tutti caratteri genetici ben definiti.

In conclusione, si smentiscono due cose. La prima è che non possiamo stabilire una superiorità assoluta non solo in base ad un solo carattere, ma nemmeno in base a n caratteri, in quanto se così fosse la storia avrebbe dimostrato il primato di una sola razza su tutte le altre. Secondariamente, pure se, ad esempio, la scienza è un campo a dominazione bianca, ciò non implica che i bianchi siano ottimi scienziati, ma che gli ottimi scienziati sono per lo più bianchi, e questo per indicare che il fattore ambientale non è affatto trascurabile, ma è vitale al punto da non poter trarre una legge statistica o un trend riguardante la superiorità di una determinata cerchia di persone in particolare su un'altra. Ne consegue che il diverso trattamento in dignità e diritti fra razze non solo è deprolevole, ma è anche totalmente illogico.

Sfatando i nostri miti abbiamo dunque che:

La divergenza razziale esiste, ma non è una scusa per definire classifiche né di doti a priori ( un tonto resta tonto, bianco o nero che sia ) e né di superiorità fra caratteristiche diverse, tanto meno il legame fra g e dignità, et similia. Vice versa, nonostante la storia abbia avuto spesso casi simili, non è accettabile negare per tali fini un'evidenza scientifica come questa.

Una volta accettato questo molti altri studi acquistano un senso. Ad esempio, è provato che all'interno di una stessa razza, fra due campioni di provenienze diverse, una divergenza in altezza è legata ad una divergenza in tenore di vita. Classico è il confronto fra Stati Uniti e Canada, e recente è quello fra Stati Uniti ed Europa, segno di come il tenore di vita negli USA si sia abbassato alla grande. E di come la dominazione di un popolo non solo non è legata alla razza, ma è destinata, un giorno o l'altro, a finire.

( Ringrazio Marco e Ivana per aver seguito sto discorso ieri alle due di notte senza pestarmi, e per avermi fatto venire finalmente la voglia di scrivere quest'articolo che volevo buttare giù da un pezzo. )


Pop Culture & The O.C.

Pubblicato alle 17:57, il 11·11·2006

Giusto oggi una mia amica mi ha passato un più divertente che interessante link ad un articolo comparso ( presumo ) sul Messaggero. Oltre ad una serie di domande a personaggi più o meno noti per gli addetti ai lavori, c'è un bel retroscena che è un po' come quelle tradizioni che stanno andando perdendosi perché forse come diceva Billy Werner "le cose cambiano" con una vaga aria nostalgica.

Così, il popolare intervistato dice: "il feedback che hai sugli ascolti è direttamente proporzionale al tempo che spendi davanti al computer". Che la semplice passione nel fare musica o l'intenzione di portare veramente avanti un messaggio fosse acqua passata lo sappiamo tutti da un pezzo. La cosa meno divertente è che tutto era già stato inventato, a quanto pare, e quindi si arriva a creare questa specie di esercito di mostri che è frutto dell'incontro fra mainstream e underground. Negli anni '90 Internet era un ottimo ed economico modo per fare pubblicazioni offensive e non gratuitamente e liberamente, ma solo per chi aveva un minimo di iniziativa e conoscenze. Ora invece tecnici e spiriti liberi son tutti saltati fuori e grazie a futilità come questa e quest'altra, qualunque cerebroleso può avere il suo spazio sulla Grande Rete con tutti i fronzoli. Ma non basta. La chiamata della natura umana impone che oltre a farsi la propria pagina uno la pubblicizzi fino a sputare sangue. E l'idea geniale di myspace è stata mettere il contatore di "amici" nella home del profilo di ognuno in modo che qualsiasi personalità con un minimo di debolezza tendesse a fare la gara a chi ce l'ha più lungo e riempirsi di tanti e sbrilluccicosi amici. Ma non finisce qui, dato che per commentare su una pagina o per contattare qualcuno non c'è modo dall'esterno - cosa anche intelligente per questioni di privacy - dunque chiunque è costretto a farsi un account e a crearsi il profilo per non lasciarlo vuoto, e magari anche a spammare un pochino. Dopodiché, pubblicità e amici fanno il resto. Se uno è proprio uno sfigato D.O.C. entra in competizione con chi ha un sacco di amici e inizia ad aggiungere gente a caso, a commentare ovunque, finché non diventa l'idolo delle ragazzine - o di sé stesso. Alla fine la cosa si amplia tanto che un amico mi ha detto appena trasferito a Chicago che era imbarazzante come le ragazze non volessero il tuo numero di cellulare ma il tuo ID di myspace.

Per i singoli abbiamo dunque il solito network di sfigati che ha solo cambiato nome e residenza da quando esiste Internet. Tuttavia la cosa si espande ai gruppi musicali e diventa interessante. Mentre un tempo si gareggiava a chi ce l'aveva più lungo con i propri siti web, ora la maggior parte dei gruppi underground non ha nemmeno un sito, e ha questa specie di obrobrio. E la cosa ridicola è che anche gruppi "quasi sconosciuti" sciolti da un pezzo hanno myspace, non si capisce per quale motivo, visto che tutto ciò che c'era di ufficiale da sapere c'era sul loro sito.

Tornando all'articolo, si evidenzia bene come tutto ciò giochi a favore del "promuoversi" e dunque del nome del gruppo. Sarò un po' old-fashioned ma tutto questo bisogno di essere famosi non lo vedo come un principio portante di qualsiasi gruppo hardcore-punk ( secondo la tradizione, ovviamente ), quanto più il nuovo trend, che è quello di diventare famosi in questa specie di metropoli che l'underground è diventato, e l'obiettivo ( dettomi purtroppo anche da persone che rispetto ) pare sia "finire su major".

Pop culture e underground non sono più due mondi paralleli, il secondo è un sottoinsieme del primo, ne siamo coscienti dagli anni '70, e chi se ne frega, però quando "oltre" ai fenomeni di massa si hanno "anche" altre correnti e insieme finiscono in una serie televisiva, in un articolo sul Messaggero o sul Corriere della Sera ( qualcuno ricorda la schifezza sull'emo ? ) arriviamo ad avere un grande spazio denominato "pop culture" o "cultura giovanile" o "quellocheccepiaceannoiggiovani" e niente che ne resta fuori, che vada contro, o parallelamente.

Ci mancherà ? Non saprei.

È giusto che vada così ? Ancora, non so, e non ho voglia di esporre tristissime lamentele da tradizionalista che chiaramente non sono, ma unicuique suum, e non sento che tutto ciò mi appartenga più di tanto.


Moi Le Premier

Pubblicato alle 05:28, il 04·11·2006

Come la prima mazzata di Analisi 1 o come cacchio si chiama ora, non ho voglia di sprecare cagate per dire come o perché sia finito qui. Fatto sta grazie a questi tali oltre ad aver trovato un circolo di paranoici come me in fatto di crittografia & co., uhm... no, non c'è un "oltre a", penso chiunque conosca A/I.

Son tornato da un concerto al Dauntaun al Leoncavallo a MI ( che bel giro ), roba che aspettavo con ansia da mesi. Tre gruppi niente male:

  • Sed Non Satiata - aprono loro, e pensare che c'avevo anche azzeccato, ma non mi ero preso sul serio da solo quando lo dicevo. Grandiosi. Quattro pezzi lunghi forte, dei quali due nuovi che ovviamente non conosceva nessuno. Molto belli tutti quanti, bei suoni nonostante uno dei due microfoni avesse cannato alla grande buona parte della prima canzone. Era un po' frustrante non conoscere gli altri due pezzi, ma è stata una bella esibizione.
  • Daïtro - un po' la sorpresona ma non così tanto. Non il mio gruppo preferito del genere ma gli anni di esperienza in più rispetto ai precedenti si facevano sentire eccome. Suoni molto a schiacciasassi e pezzi meglio che su disco, ne valeva decisamente la pena. Dal lato umano avevano un po' la scopa nel culo, che è lo sterotipo francese più comune, ma era forse dovuto al fatto che chiunque gestisca una etichetta discografica sia generalmente stronzo. E ho detto generalmente.
  • La Quiete - "headliner", c'era già chi rideva. Fatto sta che la loro esibizione è diventata in meno di due secondi dal primo riff di chitarra un massacro allucinante con gente che volava facendo stagediving da tutte le parti. Mi ci sono unito varie volte. Erano un po' le star della serata ma andava bene così.

Consigli relativi:

  • Sed Non Satiata - Le Ciel De Notre Enfance
  • Daïtro - Laisser Vivre Les Squelettes
  • La Quiete - La Fine Non È La Fine

Sì sono gli ultimi album di ognuno. Dopotutto ci si evolve sempre.