Christian science ? Magari ...
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E la blogging spree continua: il basket femminile non è niente di eccitante da guardare in TV.
Se c'è una cosa che ho imparato ultimamente è "diffidare dai documenti scientifici farciti di digressioni filosofiche", e son lieto di non cadere in quella categoria ( ancora ) perché non ho mai scritto documenti scientifici in senso stretto. Piacciono a tutti ma spesso sono un pessimo segno.
Premesso che il mio punto di vista sull'omeopatia è sempre stato pesantamente critico ( al pari del mago Otelma ), ci sono "prove mediche" ( casi di successo ) sulla guarigione di pazienti affetti da una ristretta gamma di malattie non gravi che guarivano con somministrazione di placebo, dunque per la sola "autosuggestione" o come la si vuole chiamare. Anche qui la mia idea è "probabilmente sarebbero guariti comunque", ma non è questo il punto. Il punto che condividono quasi tutti all'interno della comunità scientifica e non, è che d'altra parte non si può dare una di queste cure olistiche a chi ha seriamente bisogno di altro. Se no, si facciano avanti con un campione statistico rilevante di malati di cancro che guariscono grazie alle "loro cure".
Tramite un articolo di ars che consiglio a chiunque abbia un po' di buona volontà e interesse, sono arrivato a conoscenza di un paio di cose.
Una è una delle tante outcast dalla comunità scientifica che ha fatto grandi ricerche sulla memoria dell'acqua accompgnate da dissuasivi esperimenti complicatissimi, il cui risultato è stato la noncuranza di un errore statistico sempre presente e influente ( e criticato ), accompagnato poi dalla scoperta interessante dei risultati brillantemente truccati: infatti una manciata di prove negative erano state tranquillamente occultate, con un campione statistico biased, come si dice, la quale cosa non solo è non-scientifica, ma è anche un'illustre prova di quello che si intende con "fail at failing".
La seconda in ordine di importanza crescente - ed è quella che dà il tema a questo post - è la pubblicazione di un chimico britannico circa un effetto che già dal titolo mi ha lasciato perplesso.
Memoria dell'acqua, macro-entanglement, e le possibilità dell'omeopatia.
L'entanglement è quel fenomeno quantistico che incrocia le dipendenze degli stati quantici di due elementi di un sistema anche se son separati spazialmente. Grosso modo, per citare Michio Kaku, se tutto il mondo sa che io ho sempre una calza rossa e una calza verde addosso, basta vederne una sola per sapere di che colore è l'altra. Questo crea una propagazione istantanea dell'informazione, ed è stato un aspetto molto discusso della meccanica quantistica, tanto che causò una forte opposizione dallo stesso Albert Einstein che ne fu sempre insoddisfatto ( il paradosso EPR è un esempio ).
Ci sono molte cose che mi fanno rimanere fra il "perplesso" e lo "sbigottito".
Innanzitutto, è una pubblicazione piena di ovvietà destinata a poveri ignoranti che non sanno nemmeno cosa sia un numero complesso: a che pro scrivere queste cose che "sanno tutti", in una pubblicazione "tecnica" ?
Secondariamente, ci sono molti errori da principiante solo nella digressione iniziale, quali "nessun segnale può viaggiare più veloce della luce", che è una sintesi errata del postulato alla base della relatività ristretta, che fissa c come velocità massima raggiungibile: tuttavia c è la velocità della luce nel vuoto, per cui, da una nota legge dell'ottica sappiamo che la velocità di un'onda in un mezzo è dipendente dagli indici di rifrazione, dunque è possibile che una qualche onda viaggi ad una velocità superiore a quella della luce in un dato mezzo. Questo effetto esiste, è provato e verificato sperimentalmente, e prende il nome dallo scopritore ( e premio Nobel ) Pavel Cherenkov.
Ma la cosa più drammatica è l'utilizzo brutale dell'entanglement quantistico in una sede che non ha veramente un cazzo a che vedere. Sappiamo tutti quali sono i limiti e le applicazioni della meccanica quantistica. Sappiamo inoltre che non è un fenomeno classico, per cui io posso un giorno ritrovarmi con la mia calza rossa a lavare ed essere costretto a mettere un'altra calza verde, quindi già questa descrizione cade.
Con quale coraggio il signor Milgrom parla di "entanglement medico-farmaco-paziente" ? Sono dei bei grafici quelli che mostra, ma non parla di come questo processo abbia un inizio e una fine formale, cosa lo inneschi, e quant'altro. I grafici che mostra sono solamente disegni con dei nomignoli strani, non c'è una sola formula, una sola quantificazione, e quant'altro, ma, ancora più ironicamente, quando parla di "forza vitale", "malattie", e "farmaci" come funzioni d'onda a scopo scientifico, questo fa veramente incazzare, perché non solo l'articolo non mostra altro che analogie e metafore e idee ( proprio a detta dell'autore ) "derivate" da entanglment quantistico, teoria dei campi, senza uno straccio di motivazione del "perché" quei principi siano effettivamente applicabili, cosa che invece si dovrebbe fornire quando si crea un modello di un fenomeno e lo si approssima ad un altro: esempio, paragonare le oscillazioni del pendolo ai soffi nelle bottiglie di vetro, c'è una ragione matematica ( facile facile ) affinché ciò sia lecito "in buona approssimazione".
Cosa sia la "forza vitale" lo sanno solo loro. Così come sanno solo loro anche in che modo una soluzione di principio attivo su 1080 d'acqua possa essere utile: indizio, il numero di Avogadro si ferma quasi sessanta ordini di grandezza prima, mentre la stima del numero totale di particelle subatomiche nell'universo si avvicina a quel numero, tanto per avere un'idea.
Che dire, "date a Heisenberg quello che è di Heisenberg e non rompete le palle". Ma soprattutto, non infettate con le vostre cazzate quelli che hanno veramente bisogno di cure.

