Dai diamanti non nasce niente ...

Pubblicato alle 22:07, il 28·08·2008

Se fossi un guardasala del Topkapi a Istanbul non farei entrare gente vestita in modo sommario, trasandato. E questo perché se posti di fronte a opere d'arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi.

Beh era un po' ormai che non si commentavano certe dichiarazioni, quindi è giunta l'ora di farlo. Che il Presidente della Regione Veneto non fosse un filologo non è una novità, perché già quel saggio di economia comparata riassunto nella sua dichiarazione "Sicilia e Sardegna palle al piede dell'Italia" era un ottimo indizio.

Questa ultima però è abbastanza sensazionale. Per chi avesse passato il weekend a spalare fango a Barrow racconterò un minimo la vicenda.

C'era una volta un museo a Venezia, con un giovine guardiano che gironzolava, quando, un bel giorno, arrivò una fanciulla tutta di nero bardata che d'ella si vider solo gli occhi suoi.

Non si capisce bene come sia andata la vicenda, comunque provo ad immaginare come sarebbe dovuta andare: il giovine guardiano le dice "senta, si dovrebbe scoprire il volto, sa, in Italia è proibito", e fine della storia. Posto che secondo me la legge che impedisce di girare col volto coperto non è una cosa molto utile, anche solo per il fatto che se io avessi intenzione di andare a rapinare una banca sinceramente non mi preoccuperei dell'illegalità del gironzolare col passamontagna, quella è stata una cosa sensata.

Dopodiché arrivano gli islamofili che parlano di "razzismo", e le solite cosucce che si dicono in questi casi. Fortuna che alla fine arriva Galan a rinfrescare gli animi. Non mi importa molto di tutto il pippone sul rispetto per la nostra cultura o del solito cavallo di battaglia dei poveri idioti "se non vi va bene statevene a casa vostra".

La cosa che fa molto più incazzare è il discorsino sul "rispetto" e sulla "dignità" dell'arte.

Primo: quale artista s'arroga il diritto di fare una selezione così poco "fine" per chi vorrà ammirare la sua opera ? Fregherà qualcosa a Ligeti se suono i suoi studi al pianoforte in pantaloncini ? Persino chi a suo tempo si fregiò di "stare al di sopra del pubblico" di sicuro non si fregiava di un'etichetta di alta moda, o sconcezze simili. È per questo motivo che non capisco proprio dichiarazioni come "se posti di fronte ad opere d'arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi". C'è una legge che lo impone ?

Secondariamente, di conseguenza, chi è Giancarlo Galan per dirmi che se voglio dare uno sguardo a Forme Uniche nella Continuità dello Spazio devo presentarmi in giacca e cravatta ? È forse il rappresentante di tutti i compositori, da Vivaldi a Cage, di pittori e scultori ? È ovvio che non è solo il nostro piccolo padovano a pensarla in questo modo, ma è così tutta la platea dell'arte italiana cui dell'arte in sé non importa un beneamato cazzo.

È tutto un allegro giro di "etichetta", perché un ascoltatore con la cravatta è più figo di un ascoltatore che la cravatta non la mette. Forse è per quello che Warhol non ha avuto tutto questo successo, è colpa dei suoi maglioncini girocollo; lo stesso vale anche per i già citati György Ligeti e John Cage.

Beh, dopotutto, fortuna esiste questo tipo di superficialità, così come è una fortuna che esistano le superstizioni.

Altrimenti poi non rimane nessuno da prendere per il culo.

...

Sì, sì, lo so che c'è grossa grisi internazionale e io non ho ancora detto nulla.

Statevebbòni.


News dalle facce della droga

Pubblicato alle 01:11, il 15·08·2008

Non sto molto al computer ultimamente. La sessione estiva è stata un totale disastro, e il rientro è stato peggiore delle aspettative.

This said, non ho voglia di dilungarmi in inutili introduzioni.

Polline

Nonostante il mio sempreverde cinismo parole come libertarian e liberista mi stanno ancora sul culo. Forse è la mia passata formazione, forse è il pupazzo con la faccia di Lenin che mi guarda dal comodino. Probabilmente però è il 2008 e quella felice sensazione che vede il liberismo hardcore che scala un muretto a secco agonizzante, colpito a morte da un paio di fiocine made in China.

Milton Friedman ha fatto varie cose decenti nella sua vita, come, ad esempio, morire ( da poco, era il 2006 ). Prima però si fece elogiare dall'Economist "l'economista più influente della seconda metà del ventesimo secolo, forse addirittura di tutto quanto". Le note ironiche sono due. È buffo che chi fece quell'affermazione ebbe quasi da trattenersi dal mettere Friedman prima di Keynes, per poi smentirsi e dargli la medaglia d'oro come in una specie di "beh, ormai l'ho fatto". È altrettanto buffo che super elastic bubble plastic chiami Ecommunist un giornale che osanna così tanto uno dei padri delle "privatizzazioni prima di tutto" e del "laissez-faire", nonché del grande kolossal "il mercato è un brutto mostro, non dategli fastidio".

Cosa c'entrerà tutto questo excursus con quella bella foto di una strana pianta verde su sfondo blu ? Beh, una cosa che ha attirato la mia attenzione è un progetto intitolato Budgetary Implications of Marijuana Prohibition in the US, redatto a giugno 2005 da un professore di Harvard, tal Jeffrey Miron.

Sulle prime mi faceva un po' strano credere che Friedman potesse essere un grande endorser di un appello del genere, ma poi ripensandoci la cosa non era tanto strana.

Il report è molto interessante e consiglio di leggerlo tutto a chiunque abbia a cuore il tema della regolamentazione delle droghe, almeno oltre il "che figo se legalizzassero la ganja in Italia".

Cosa ha di speciale rispetto ad altre cose che si potrebbero leggere in giro ?

Beh, innanzitutto l'approccio: il primo punto porta subito alcune stime sui costi del "far rispettare la legge" negli USA, andando quindi dalla polizia alle spese legali, verso il sistema carcerario. In effetti nessuno penserebbe che se non esistessero gli spacciatori perché magari qualcuno potrebbe anche pensare di coltivarsi l'oppio in casa ( e, nel caso, lo spaccio fosse punito in modi imbarazzanti, come un numero ridicolo ( venti ? ) di anni di galera, in modo da far capire allo spacciatore che il gioco non vale la candela ), non graverebbero sulla collettività spese inutili come "cani antidroga" perché anche solo il fatto che una parte di tasse va in cibo per quei brutti animali fa abbastanza sorridere. Inoltre sparirebbero gli omini della Guardia di Finanza dagli aeroporti ( che risparmierebbero complessivamente svariati milioni di euro l'anno ) e da altri posti chiave. Poi, appunto, c'è la questione "carcerati", e la questione "processi". La stima dell'eventuale risparmio dal solo lato "law enforcement" nel 2000 negli USA si aggira, secondo Miron, intorno ai 5 miliardi di dollari ( cinque volte il fatturato lordo nei cinema del terzo episodio del Signore degli Anelli ). 5 miliardi per un solo anno, non è male.

Miron inoltre considera la spesa federale separatamente, e ai cinque miliardi va aggiunta dunque un'altra somma, comunque minore. Per il 2002 ne sono stimati circa 2.5, quindi si può dire tranquillamente che non essendoci ragioni particolari per parlare di crolli o di boom dei consumi la spesa totale annua potrebbe fluttuare fra i cinque e i dieci miliardi di dollari.

Il secondo punto riguarda invece "come lucrare sull'erba". In effetti sanno tutti che in Italia è piuttosto difficile trovare la marijuana ( non l'hashish ) a meno di 10€ al grammo, mentre invece basta avere un listino di qualsiasi coffeeshop di Amsterdam per vedere il pienone di varietà fra i 6€ e i 9€, che avrebbero forse bisogno di una contrazione, paragonando il costo della vita olandese a quella italiana. Ovviamente si trovano anche moltissime varietà che vanno ben sopra i 10€, ma non facciamo tanto i raffinati. Il discorso mostra che non solo una legalizzazione diminuirebbe la spesa per il consumatore ( per gli USA è stimata una riduzione del 20%, da ~10 a ~8 miliardi di dollari ), ma produrrebbe introiti dalla tassazione della merce.

Inutile addentrarsi nelle cifre esatte perché non sono immediatamente "trasferibili" al caso europeo, e anche essendolo non significherebbero nulla. Fatto sta che la stima finale degli introiti che si avrebbero da una tassazione della marijuana pari a quella del tabacco o dell'alcool negli USA raggiunge quasi quello che viene speso per "far rispettare le leggi", dunque circa sei miliardi di dollari, e sommando tutte le varie cifre, eliminando le spese e aggiungendo questi ricavi si nota molto facilmente che il guadagno è enorme. Senza contare ovviamente un boom che potrebbe essere rappresentato dal turismo ad hoc come è inevitabilmente successo in Olanda.

Tutto questo ovviamente esclude qualsiasi tipo di moralismo da chierichetto seienne che piagnucola oscenità come "lo Stato non può vendere morte" o "la droga fa male". Fortuna che è grazie a questo tipo di persone che esiste il fanatismo religioso, fra armate rosse che sgozzano le armate blu ( o vice versa ) e le armate gialle che si fanno saltare in aria in territorio viola, perché se non ci si ammazzasse per motivi stupidi il TG2 non avrebbe nulla da mettere fra una figa e l'altra.

Sarà che non mi frega proprio niente di eventuali ripercussioni sulla salute che tutto ciò possa avere, poiché non mi pare che ci si faccia scrupoli sul tabacco, però ogni buco è una potenziale trincea e siccome la mafia non fa tanti passi indietro e attualmente non piove oro in quasi nessun Paese occidentale sono mediamente sicuro che un giorno nei prossimi decenni questo problema si presenterà alla porta col suo sorriso a 64 denti, ed è scandalosamente ironico avere una possibile soluzione già a portata di mano.

Forse su questa visione collettiva io e Friedman non siamo poi così diversi. Chissà, magari saremmo anche potuti essere amici.