News dalla serie di tubi

Pubblicato alle 01:16, il 28·03·2008

The Internet: Not a big truck

Due novità di recente dal fronte "quelle cose di cui non potrete mai parlare con una donna" ( se pensate che sia una considerazione maschilista e siete capaci di contraddirmi potrei esservene grato ).

La prima ha un paio di giorni e arriva da Seagate. In realtà l'idea era pubblicarla fra le news dall'oltretomba ma non c'entrava poi così tanto. Chi ha vissuto in un Paese industrializzato negli ultimi sei mesi conoscerà di sicuro gli SSD, o, per fare i conservatori, dischi a stato solido. Il nome non dice molto perché ammesso che non si inizi ad immagazzinare memoria nell'acqua ( qualcuno ci tenta ) tutti i tipi di supporto di dati sono fino ad ora solidi; bando alle cazzate, per SSD si intende il supporto di dati su componente semiconduttore, piuttosto che un disco magnetico o robe rotanti rumorose e delicate. Inutile dire che un computer senza parti meccaniche è il futuro, che dopo aver accantonato i tubi catodici e i floppy ( e, per dati "al volo", anche i supporti ottici, CD e DVD ) sicuramente buttare via anche le testine del disco rigido rappresenta un grosso passo avanti.

Svantaggi ? Beh, tutti quelli di ogni nuova tecnologia. Dimensioni, durata, consumo e, last but not least, costi. Ma dopo aver fatto la versione Web 2.0 di Neapolis, dove sta la novità ?

La novità arriva da Seagate, che detiene il monopolio nella produzione di dischi rigidi nel mondo. Seagate, che ha a cuore il mercato così come ha a cuore il progetto, guarda di buon occhio il progresso dei dischi a stato solido. Non tanto perché abbiano fiducia nella tecnologia e nel "bene comune" ( non sia mai ), ma perché confidano nella lentezza dello sviluppo di novità in materia, e inoltre, come ogni azienda che detenga un monopolio di qualcosa, confidano nell'avere il culo parato da una manciata di brevetti. Non la vedo grigia, esattamente come la bolla di sapone DRM, perché il mercato è molto più potente di chi vi partecipa, e dunque Seagate potrà fare causa come, quanto e a chi vorrà, ma dubito che contro Samsung e Intel si possa instaurare una battaglia così grossa in tribunale.

La cosa interessante da vedere è come si sia sempre più disposti a vendere come oro colato una tecnologia antiquata e a difenderla con i denti anche a costo di rallentare economia e progresso tecnologico; così accade per il diritto d'autore e la diffusione della cultura, così accade per i brevetti e i dischi a stato solido.

È abbastanza divertente che nessuno parli di tutto ciò, ma dopotutto è difficile che in Italia cose simili facciano notizia. Non si può pretendere che la persona media abbia la minima idea della differenza fra un byte e un watt, però forse un po' di senso comune anche su queste cose non guasta. O forse donne e motori fanno molto più figo, devo aver sbagliato tutto.

La seconda notizia è un po' meno da comuni mortali, per cui tutti i comuni mortali possono smettere di leggere qui.

Non qui, una riga più in alto.

Si parla da un sacco di tempo di web standards compliance e di come Internet Explorer abbia miseramente fallito quest'obiettivo più o meno da quando esiste. Chi progetta siti web ha sempre questo bel da fare e sa bene che eseguire costantemente questi test è più o meno come ingoiare una focaccia intera facendola passare dalle narici.

Sappiamo più o meno tutti cosa fosse il test Acid2. È una faccina orribile che sfrutta innumerevoli e imbarazzanti righe di CSS e di JavaScript che su Internet Explorer non si è mai discostata dal look di Goatse.cx, e non so bene se al momento abbia raggiunto la decenza. Quello che so è che una buona parte dei nuovi browser passa questo test senza problemi.

Da poco son venuto a conoscenza di Acid3, che è tipo il 2, ma con un sacco di aggiornamenti riguardanti DOM2, CSS3 e SVG ( per le quali il supporto su IE è nella stessa scatola dove hanno dimenticato il supporto per le PNG con canale alpha ). È divertente vedere come Webkit sia stato il primo motore a pubblicare una beta che passasse il test ( e, ironia della sorte, anche a correggerne un bug ), non perché sia spassoso il fatto in sé, ma perché è interessante vedere come Apple, Opera e Mozilla Foundation, oltre chiaramente ai tanti sviluppatori freelance che vi collaborano, pagati o meno, nello spirito del Software Libero ( per quanto riguarda i primi e i terzi ), si diano tante pene per dare fede agli standard, ed è altrettanto interessante notare in che misura Microsoft se ne fotta.

Qualcuno deve svegliare Steve Ballmer e dirgli che siamo nel 2008 e con Apple che guadagna terreno, per non parlare del software che ormai è onnipresente, anche grazie a trucchi non esattamente corretti, beh, forse la corsa agli standard web non è poi la solita fissa da fricchettoni, anche se la lista di cose di cui Microsoft deve tragicamente tenere conto si fa sempre più lunga.


Love is in the AIR

Pubblicato alle 16:03, il 20·01·2008

Vedere la televisione in questi giorni è stato uno spettacolo, fra cori da stadio e ritardati mentali di vario tipo che svuotavano un po' la dura madre del liquido in eccesso, a dimostrare che tutto in questo Paese è un po' come una grande partita di calcio.

Per quello che mi riguarda sono mediamente convinto che da un punto di vista stilistico osannare un vecchio che fa discorsi noiosi come se fosse la playmate dell'anno è raccapricciante. Per non parlare ovviamente del "punto di vista culturale".

Tuttavia, per dare ragione a Le Monde, meglio occuparsi di cose più importanti che avranno sicuramente ripercussioni maggiori nella vita di tutti i giorni.

MacBook Air

Questo oggettino di bell'aspetto è il nuovo portatile Apple. Ne parlano tutti, quindi, siccome io sono importante bene o male quanto tutti, con le dovute approssimazioni ( anche se probabilmente "un po' di più" ), ne parlo anche io.

Non l'ho ancora visto in vita reale e né tantomeno l'ho provato ( chiaramente ), però siccome il mondo sembra essere diviso fra quelli che scrivono recensioni con una imbarazzante pulsione ormonale, e quelli che invece scrivono opinionismo con le emorroidi tanto per, mi sembra opportuno tirare fuori due giudizi equilibrati.

È innegabile che il MacBook Air sia un aggeggio innovativo. Niente fili, e il messaggio è "liberatevi delle robe wired".

Che figata, in effetti io ho solo il cavo di alimentazione e l'iPod attaccato, più, saltuariamente, il disco firewire ( che sarebbe un banale "costo di conversione" ), quindi questo giocattolo sembrerebbe fare proprio per me.

Sembrerebbe, se non fosse per un paio di dettagli.

Una delle critiche più intelligenti è questa qui da parte del solito noto Paolo Attivissimo che mi spiace aver perso ad una conferenza nei paraggi qualche tempo fa. Devo dire che sono d'accordo su una cosa: la corsa allo spessore ha una suo rilievo, ma trascurabile nel momento in cui le dimensioni sono effettivamente tre e non ci si è curati molto di ridurre le altre due, per cui per quanto questa specie di foglio A4 un po' più grande possa starci in una busta da lettere, tale busta non può poi essere tanto piccola.

Per il resto molte critiche mosse hanno un rilievo non del tutto imponente, poiché per la stragrande maggioranza sono dettagli tecnici, e quindi "ci si aspetterà una soluzione prima o poi" ( lo schermo coi riflessi, l'hard disk lento e il processore non tanto figo ).

Un dettaglio fondamentale da molti trascurato è che non esiste ancora uno standard wireless decente per il trasferimento dati a breve distanza. C'è, si chiama "Wireless USB" ( che brutto nome ), ma non mi pare di aver visto nessun portatile che abbia in dotazione il controller, per cui non posso buttare il mio disco firewire in favore di un bel coso da un terabyte da tenere fermo da qualche parte, nemmeno volendo.

Un altro dettaglio meno importante è che è difficile parlare di innovazione tecnologica e di "demoliamo le dimensioni", quando uno schifoso disco a stato solido da 64GB costa ancora più di 10€ per gigabyte.

Non ho voglia di sputare fuori granché di dettagli, perché le specifiche tecniche ve le potete leggere qui.

Le mie opinioni sono le seguenti. Prima i contro:

  • Il prezzo è troppo alto per una macchina che non offre niente di più di un MacBook normale come il mio, se non uno spessore ridotto. Ma dopotutto siccome il mio portatile sta perfettamente nel "portaportatile" di un qualsiasi eastpak come il mio, non mi spiego una differenza di 500€ per una macchina che come dice Attivissimo ha anche di peggio in fatto di prestazioni.
  • Il disco a stato solido è una gran figata, però costa ancora tanto, e il limite di scrittura sulle singole molecole mi preoccupa un po'. Ma dopotutto 64GB sono comunque troppo pochi, nel 2008.
  • Non siamo ancora nelle condizioni di buttare via la maggioranza delle periferiche "wired", anche perché non mi spiego perché dovrei staccare il mio iPod per attaccare temporaneamente una penna USB, e questa penso che sia una cosa molto importante e diffusa, finché non faranno gli iPod sincronizzabili via WUSB ( che comunque non è supportato nel MacBook Air ). Sul lettore CD sono molto neutrale perché non sono un grande utilizzatore di lettori CD, se non quando devo rippare i dischi in MP3, e l'installazione di un sistema operativo è una tantum.

... e i pro:

  • Design e "compattezza" sono, tanto per cambiare, all'ordine del giorno. È vero che un 13" regolare ci sta senza problemi in uno zaino. È anche vero però che uno o due centimetri in meno di spessore sarebbero un aiuto non indifferente. Mi lascia un po' perplesso l'asimmetria "davanti-dietro", cosa assente negli altri due modelli.
  • Un aggeggio simile è una grande spinta per "liberarsi dei cavi", e nonostante l'aver messo il carro davanti ai buoi dimenticandosi di un controller WUSB ( Bluetooth 2.1 raggiunge solo 3Mbit/s, da morti di fame ) è comunque un buon inizio, stesso discorso vale per i dischi a stato solido.

I pro dunque riguardano quasi solo l'idea, più che il prodotto che ora potete trovare nei negozi, per cui penso che il massimo che si può concludere è che per ora è un pessimo affare, ci sono portatili migliori ( anche Apple ) a prezzo inferiore.

Tuttavia non si può negare che se si riesce ad aggiustare una buona parte dei "contro", la cosa potrebbe ribaltarsi.

C'est tout. 


Quello che su Macity.net non leggerete mai

Pubblicato alle 20:58, il 06·12·2007

Qualcosa di cui parlare c'è sempre, e mi piacerebbe fare una rettifica ad un mio post precedente riguardo al "dialogo fra scienze", ma non interesserà tanto quindi non la faccio perché faticherei più di quanto non abbia già fatto fino a questa parola.

Leopard

Ho avuto modo di procurarmi la nuova versione di Mac OS X, nota un po' a tutti come Leopard.

Devo dire che morivo dalla curiosità, perché a sentire di tutti gli schizzi di sperma fra gli Apple aficionados ( cosa che non mi sembrava affatto una novità ) e le dichiarazioni di Steve Blowjobs su "the most advanced Operating System ever made" un po' l'ardore di pensare "ma sarà davvero così figo ?" viene.

Detto fatto, un po' in ritardo.

Che dire ? Beh, un pochino di cose.

Installazione e prime impressioni

Non mi è piaciuto affatto il fatto che mi abbia costretto a formattare, e anche non formattando non ci sarebbe stato verso di fare un aggiornamento come si deve, poiché la strategia è un po' quella precolombiana di fare "il backup del vecchio sistema in un'altra cartella". Ma fortunatamente questo l'ho scoperto dopo aver fatto un backup di tutta la roba nella mia home elemosinando memoria in giro per la casa, quindi dal "forse posso fare un aggiornamento tranquillo" s'è passati a "mavaffanculo".

Riavviando ci si trova davanti al solito terzo grado, fin qui niente di male.

Prima nota dolente: quando arriva la schermata della connessione ad Internet, noto l'ennesimo taglio al codice del sistema: scompaiono i dettagli del "come devo mettere la password di una wireless". Per cui da abituato al codice esadecimale buttato lì devo ripiegare alla sola "password WEP" che è 0xAABBCCDD ( con lo "0x" all'inizio ) che probabilmente per me e per chi dirà "ma che cazzata" è una cazzata, ma magari non lo è per tutti, e questo fa girare le palle perché non gli costava niente lasciare la selezione.

Ciononostante, bravi bravi, la wireless funziona molto meglio, e sembra avere molti meno problemi di Tiger, e anche la batteria sembra durare un pelino di più.

Interfaccia

Le migliorie all'interfaccia non sono tante, fortunatamente. Quando si stravolge una GUI raramente si ottengono risultati decenti, anche se spesso è l'unico modo per far venire su qualcosa di decente, è molto meglio procedere per piccoli passi, ed è questo quello che l'ha messo nel culo a Windows Vista e che invece ha favorito molto GNOME che, per citare un caso clinico, in tre versioni che apparentemente avevano "non tanti cambiamenti" ha ribaltato dal giorno alla notte il desktop di Tomas. Il mio non tanto perché generalmente curo la grafica, ma quando "non te ne può fregar di meno" vedere che un desktop è "stiloso by default" è un segno che qualcosa sta andando bene.

E Leopard non fa eccezione. La trasparenza della barra, contrariamente ai piccoli sfigati che rimpiangono la tinta piatta ( e che poi cambieranno idea e si inginocchieranno sui ceci ), è una cosa gradevole e leggibile. Inoltre, per fare il verso alle ormai ubique tecnologie di compositing presenti sui sistemi open, è un po' tutto farcito di trasparenze hardware e quelle cose sbrilluccicose che piacciono tanto ai bambini. Inoltre, pochi cazzi, la nuova dock è veramente carina.

Finder è stato totalmente rivisto, ma, onestamente, tutte queste "gran figate" non ce le vedo, ma parlerò di alcune cose a breve. Le icone di default sono infinitamente meglio di quelle di Tiger e di Panther ( per le cartelle, ovviamente, le altre non sono cambiate poi tanto ), mentre la menosità a delta di Dirac centrata delle super-icone 512x512 non ha riscosso tanto successo, perché, insomma, chi se ne frega, tuttavia tutto ciò ha uno scopo, che è appunto il prossimo paragrafo.

QuickLook

"Opening files is so 1990's", dicono. Peccato che QuickLook, oltre ad essere una cosa relativamente merdosa che apre i file "plain text" senza antialiasing ( ci sta anche "non-antialiased text is so 30's" a questo punto ), visualizza l'anteprima solo di un paio di tipi di documenti, fra i quali ovviamente ci sono i PDF ( e di sicuro anche quelli di iWork ), ma non certo, ad esempio, i Déjà-Vu che sono uno standard "di chi legge testi scientifici online". Ovviamente la cosa interessa poco "alla media", ma fa incazzare il fatto che evidentemente fare un plugin sia un palo nel culo. Tale plugin non era disponibile per "anteprima" su Tiger ( il visualizzatore di default ) e non posso minimamente sperare che sia disponibile ora.

Per chi sta pensando "chi se ne frega dei Déjà-Vu" c'è un "ma". Coverflow mi mostra le anteprime dei video, le immagini, i documenti, e le icone giganti delle applicazioni ( wow, utile ), che sono cose apprezzabili. Tuttavia mi sembra una specie di manata in faccia il fatto che se apro un video qualsiasi con quicktime che non sia un mp4 mi chieda qualche codec astruso che su una qualsiasi distribuzione Linux moderna o è in dotazione o è di sicuro molto più semplice da scaricare.

Stendiamo un velo pietoso su QuickTime ovviamente, che nemmeno la versione a pagamento ( ridicolo che la versione in dotazione sia shareware, così era su Tiger, così è su Leopard ) abbia il supporto per le playlist ma possa fare cut-n-paste di video. E stendiamo un velo pietoso sulla totale assenza di codec.

Ma il velo più pietoso va steso su QuickLook che non apre gli XviD dopo aver installato il codec, cosa che sicuramente avrà una soluzione, ma un pacchetto da 129€ non deve avere questi problemi. Analogamente non apre vari file, ma non ci ho perso tanto tempo. Altra nota dolente: le icone dei file di QuickTime ( oltre che di altro ) sono tremendamente sgranate. E il messaggio è "quando dovete pubblicare una nuova feature, assicuratevi che sia integrata". Di solito lo coglievano, ma questa volta se ne sono quasi dimenticati.

Spaces

Spaces è un po' il motivo per cui volevo passare a Leopard. Usavo una schifezza poco integrata che si chiamava VirtueDesktops, quindi volevo qualcosa di figoso e nativo.

My two cents: Spaces fa cagare.

È forse la delusione più forte di Leopard. Non ha nessun tipo di personalizzazione salvo l'angolo di attivazione e la possibilità di scegliare quale modificatore ( melina, alt, ctrl ) premere in contemporanea alle frecce per cambiare desktop, combo che io ho sempre ripudiato perché ti vincola su due mani, e in questo non ci sono né "se" né "ma", se non il fatto che usare la melina può agevolare in quanto si ripiega sulla sola mano destra, ma non va affatto bene visto che si sa che qualsiasi destrorso ha la sinistra molto più sviluppata della destra, su una tastiera di computer, e anche se non fosse così rimane comunque che Spaces fa schifo.

Che cazzo me ne faccio di riordinare i miei desktop e di scegliere quali applicazioni avviare in quali desktop ( unica cosa decente, devilspie su Linux è tremendamente inutilizzabile ), se non posso scegliere né i tasti da usare, né cambiare desktop col mouse in modo rapido, poiché non c'è un applet per la barra menu decente ?

Applicazioni varie

Mail ha avuto numerosi miglioramenti, ma non ho idea di quali siano perché il 75% delle cose pubblicizzate è inutile, il 23% è ridicolo, e il restante 2% probabilmente riguarda alcuni "facelift" dell'interfaccia in sé.

Di buono c'è che l'importazione delle caselle di posta è stata quasi indolore, salvo l'aver dovuto spostare a mano praticamente tutti i messaggi.

Mail tutto sommato mi piace, funziona bene, è leggero e avvia in un paio di secondi, cosa che non fa nessun altro client, probabilmente. Inoltre ha eliminato le solite cartelle che tutti si chiedevano a che cazzo servissero, nel 2007, ossia "bozze" e "posta in uscita", e questa è una delle piccole cose che indica una specie di progresso. 

"Anteprima" ( non so come altro chiamarlo ) penso sia stato totalmente riscritto. Permette di fare modifiche basilari delle immagini, anche se ha delle impostazioni di default un po' ridicole. È più che utilizzabile, è molto meglio della versione precedente, thumbs up. Peccato manchi sempre il supporto per i .djvu, ma questo non è un regresso, quanto, uno stallo.

"Stacks" è una specie di idea che soffre del "failure by design" ben noto in casa Microsoft. Non ha nessuna utilità per cartelle numerose, né per quelle non numerose. È tremendamente scomodo, anche se ha un'animazione di attivazione relativamente tamarra.

PhotoBooth ha un po' di novità, ma insomma, chi cazzo se ne frega, è un programma per farsi le foto con la webcam.

È imbarazzante poi vedere che non c'è un editor di testo decente. Non mi aspetto emacs, ma TextEdit ha bisogno di qualche sano miglioramento. Cosa c'è di positivo ? Legge .doc e .rtf, e questa è una cosa piuttosto comoda.

Conclusioni

Cosa manca ? Un sacco di roba. Manca un client IM multiprotocollo decente: non è una novità che Adium sia così usato, e il fatto che Apple stia sfondando in Europa non li ha spinti manco un po' ad aprirsi a reti come MSN molto più usate di AIM, in modo da rendere iChat qualcosa di usabile anziché qualcosa di ridicolo, come invece è ora. Non è una novità infatti che Adium e Skype da soli siano presenti in quasi tutti i mac di tutte le persone che conosco.

Manca un supporto nativo per codec e formati non necessariamente esotici, cosa che non mi aspetto da un pacchetto di software libero, ma esigo da qualcosa di proprietario e studiato nei minimi dettagli come è Mac OS. Inoltre mi farebbe piacere il supporto per un filesystem come ext2 che è "un po' ovunque" ormai, dal successo che sta avendo Linux in qualsiasi ambiente.

Tuttavia: il backend di tutto, a livello kernel e non solo, ha ricevuto miglioramenti imbarazzanti. Non solo la wireless, ma il bilancio energetico e le ottimizzazioni fra avvio ed esecuzione programmi mi hanno sorpreso, e non poco.

Non posso dare stelline, farebbe un po' ridere, ma nonostante abbia detto peste e corna di quasi tutte le novità ( non mi sono espresso su Time Machine che suona abbastanza figo ma non l'ho potuto usare ) sono abbastanza soddisfatto di quest'aggiornamento, è "nuovo nuovo" e ha un sacco di cose che lo fanno notare, come la fluidità nelle animazioni e nel compositing, che è qualcosa che su Linux s'è ben lungi dall'ottenere.

Però mi spiace tanto, perché per quasi 150€, non ci siamo. Non ci siamo affatto


Free Software Community, mi avete rotto i coglioni

Pubblicato alle 17:12, il 25·06·2007

foto del giorno

Foto del giorno
Lampada, 1/6000s di esposizione.
 
Premesso che questo non ha tantissimo a che vedere col fatto che sono temporaneamente passato al lato oscuro, anche se ciò mi ha fornito un bel termine di paragone per quanto riguarda numerose faccende.

Siamo nel 2007, e nel 2007 succedono tante cose: esce Windows Vista, che è la versione di Windows che riscuote meno successo in assoluto riuscendo persino a battere Windows ME, nonostante le mille novità ( funzionanti ? ): e nonostante i mille ritardi i nostri amici della Microsoft hanno avuto il coraggio di rilasciare un sistema operativo con pochissime garanzie di funzionamento nel parco macchine medio di qualsiasi persona ( esempio eclatante è il mio compagno di università che si ritrova una banalissima scheda video nVidia senza i driver ).
 
Apple fa un po' di promesse, non tante, a dire il vero, quali iPhone e Mac OS X Leopard ( 10.5 ), e per quanto non sia attualmente interessato all'iPhone ( diffidiamo dalle "prime generazioni" Apple che è meglio ... ) gliene si deve dare atto: le promesse le mantengono. Per quanto riguarda Leopard non ci sono grosse novità, anche se loro tendono a ingigantire, ma potrò dire qualcosa in più appena avrò messo mano sulla beta.
 
Il terzo fronte è quello del software libero che cavalcando l'onda delle promesse mai mantenute da Microsoft acquista continuamente consensi. Dal 2005, anno in cui inizia ad affermarsi, Ubuntu, sostenuta da una società con palate di soldi ma non un grande nome ( contrariamente a Red Hat o Novell ), è un po' l'antonomasia di questo periodo.
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Quale è la strategia ? Un sistema desktop senza troppi marchi, l'unico che risuona è quello di "Ubuntu", non utilizzare se possibile ridondanze come "GNOME" o "Linux", giustamente, e puntare tutto sull'usabilità senza contaminazioni strane, che son sempre state la ragione per cui chiunque ha sempre schifato SuSE o Mandriva: molti "power user" e sviluppatori infatti sono passati a Ubuntu. Altra cosa che secondo me ha senso e non lascia il tempo che trova è proprio il fatto di non parlare di "distribuzioni" o di "Debian-based" o cose così delle quali non frega nulla a nessuno.
 
Ad ogni modo, tutte queste cose hanno portato Ubuntu nei computer di tantissime persone ( svariati milioni, e non sono affatto pochi ), e soprattutto, di enti governativi, pubbliche amministrazioni e queste cose qui. Dopo questa digressione storica è bene passare al motivo delle mie ire.
 
Assieme a Ubuntu e a questa vera e propria diffusione di massa del software libero nelle case di chiunque sono arrivati anche i pali nel culo. La nuova figata è "compiz", che è, per dirla tutta, "la roba delle finestre gommose e del cubo che gira". Da un po' di tempo questo giocattolino si è un po' diffuso ovunque e tutti ne parlano. Fin qui tutto OK, sennonché uno non decide di cercare da qualche parte come scaricarsi nuove versioni e addon ufficiali e cosucce così ( esempio, "compiz fusion" ). Lo spettacolo che si ritrova su google è una foresta di blog e di funghetti che spuntano e decidono che è il momento di distribuire pacchetti ( cosa che un tempo si pagava oro ) di tutti questi programmini. Non per fare il vecchio veterano ma qualche tempo fa non c'era tutta questa foga a fare i pacchetti e a volere le release anticipate di qualsiasi cosa per testarle, e oscenità simili.
 
Quello che voglio dire con questo, o meglio, far notare, è che questo blablabla che c'è su Compiz/Beryl/Stocazzo è anche il "vero e proprio modo di sviluppo". Decisioni community-based, dimenticandosi che le comunità online sono come la "vita reale", dunque più persone sono presenti, più ritardati mentali iniziano a contare qualcosa. Il risultato è ben semplice da immaginare e da toccare: una vera schifezza. Mentre nel 2004 vedevo sull'iBook della mia ragazza le ombreggiature e le animazioni nelle finestre ben integrate e funzionanti quello che vedo ora su Linux è il casino più totale perché nessuno prende una cazzo di decisione una volta per tutte su cosa fare e cosa non fare con queste finestre gommose.
 
Spostandoci leggermente, parlavo con un caro amico informatico di KDE4 e le relative novità. Quando il discorso cade sul "beh ma si possono vedere ste cose ?", le conseguenze sono due. La prima è che mi ritrovo sta merda di blog del principiante più famoso on the internets che è un po' la reiterazione del fatto che "se Ron Hubbard ha avuto un seguito possono averlo tutti", che secondo me oltre a non aver mai fatto niente di utile per la Comunità se non per chi usa il suo blog come un aggregatore di notizie, è anche dannoso in quanto spingendo ad usare i suoi pacchetti che lui fa à la Ubuntu way ( con poca esperienza ), spinge anche quelli che li usano a sporcarsi le mani. Parlando appunto di KDE4, è in testa a tutti i motori di ricerca coi suoi post su KDE4 che non dicono praticamente niente di niente. E assieme a lui migliaia di fonti che sicuramente non sono dot.kde.org, quindi la mia curiosità sui piani di KDE va a farsi fottere.
 
Altra cosa, sempre parlando di KDE è l'ingrandimento della babele di immagini e di mockup che ormai sono totalmente indistinguibili e non si capisce cosa è vero e usabile e cosa non lo è. Almeno io ho la coerenza e l'onestà di aver partecipato in lieve misura al tutto scrivendo qualche patch per GNOME ( poche, certo, ma almeno non me la tiravo in modi impressionanti ), facendo vari pacchetti per Debian per svariati mesi ( dopotutto alcuni risultati di ciò li vedono anche su Ubuntu ), ma non mi considero nemmeno un 1% determinante quanto quella macchina vivente che è Loïc Minier che per inciso ha presenza zero in blog e cose simili su internet.
 
Quello che evince da tutto questo è proprio che la "Free Software Community" moderna è un gruppo di ritardati mentali che hanno bisogno di attenzione e che scrivono commenti e recensioni su qualsiasi cosa educati dal modello Ubuntu che, dopotutto, guardiamo in faccia la realtà, è "ricevere senza mai dare nulla in cambio", qualunque sia il motivo, il risultato è questo. E probabilmente se il parere di tutte queste persone non avesse minimamente un ruolo decisionale sarebbe un mondo molto migliore, mentre purtroppo sembra che in certi campi la democrazia, dove per democrazia si intende "tutti decidono, indipendentemente da capacità e contributi", abbia delle grosse falle.
 
E tutto questo va a vantaggio di chi ha capito bene che un nucleo decisionale forte con delle specifiche da IV Reich è la chiave per la "longevità" e per la "consistenza", nel quadro dei "sistemi operativi orientati ai desktop".
 
Chiaramente, se usciamo fuori dagli schemi di "casa e ufficio" non c'è minimamente competizione. Il giorno che vedrò Windows Vista Server in un cluster in un centro di ricerca con le palle magari cambierò idea, ma non c'è la minima possibilità che ciò avvenga.
 
E forte del fatto che Linux ( per dire il migliore unix libero ) è uno standard in ambiente di calcolo e di "high performance computing", bruciarsi così sul desktop vuol dire perdere una grossa opportunità, e a sto punto, a ciascuno il suo.


This is a public service announcement ...

Pubblicato alle 02:51, il 18·06·2007

... this is only a test.


foto del giorno

Foto del giorno
Pavia, da qualche parte

Premetto che stavo frugando fra le chiavi di ricerca e oltre alle varie "baby cubiste foto" o "cubiste 14enni troie" ( tanto per rimanere in tema ) mi sono saltate agli occhi due chicche: "prediche per i funerali" e "cazzi sverginati". Se uno pensa che la densità di perversione on the internets sia pari a quella della vita reale, beh, benvenuto.

La vera premessa è che quest'articolo è della sezione "nerd" quindi risulterà di molto difficile lettura per una discreta parte della popolazione mondiale, anche se farò il mio meglio per non essere ( come invece sono praticamente sempre ) totalmente incomprensibile.

Recentemente, su tutte le furie vuoi per il post che scrivevo e il browser che mi si chiude da solo, vuoi perché ho un MacBook e mi son reso conto che dopo poco meno di un anno non avevo ancora sfruttato praticamente niente di questo gingillo ( su Linux l'audio ha un sacco di problemi, e gli ingressi non funzionano, sia line-in che microfono, più un paio d'altre cose ), ho deciso di reinstallare Mac OS X parallelamente a Debian. E qui quelli cui dicevo "hai il dual boot, sei proprio un frocio" inizieranno a preparare le bambole voodoo. Pazienza, ognuno dice le sue cazzate, ma continuo a sostenere che la cosa ha senso, in determinati casi.

Veniamo al recensire un'esperienza di qualche giorno di un "power-user" Linux ( penso che possa fregiarmi del titolo ) che mette le mani su un Sistema Operativo per molti maledetto, e devo ammettere che anche io avevo molti pregiudizi in merito.

Innanzitutto, essendomi dimenticato un passaggio chiave nel setup di Linux da farsi dopo quello di OS X mi son fottuto tutto l'hard disk che ho dovuto irreversibilmente formattare. Fortunatamente non ho perso nulla, se non un po' di tempo. Dopo essermi accertato di non fare più due errori da principiante - nella fattispecie, quello, e il selezionare un'installazione "custom" da 6-7G anziché la "tipica" da 14G ( chissà perché non è una scelta ma un pulsante che devi beccare prima di schiacciare un fatale e irreversibile "avanti" ) - mi son ritrovato un portatile con due OS funzionanti.

Vero è che "Debian" e "desktop" sono due parole assonanti più o meno come "Windows" e "innovazione", però alcune cose potrebbero proprio andare meglio ( fortunatamente non mi occupo io di NetworkManager ) e Ubuntu sta andando molto forte in questa direzione, ma torniamo a Mac OS.

La prima rottura di palle è che il mio hard disk esterno è formattato come ext3 e il supporto è in sola lettura tramite un programma di terza parte. Beeene. Pazienza, tanto non sono più uno scaricatore accanito, però anche volendo è un po' una rottura. La seconda ( appena un istante di Planck dopo ) è la mancanza dei desktop virtuali. Ora come ora considero "retrogrado" un OS che non ha una cosa così vitale come i desktop virtuali, e il nostro Steve Blowjobs sembra darmi ragione, tanto che probabilmente assieme a "Time Machine" ( per la cronaca, una specie di backup intelligente ), "Spaces" è la novità più attesa su Leopard ( Mac OS X 10.5 ). E tanto per fare lo snob, ho visto un paio di video dell'implementazione in questione, e più che "wow" l'espressione era "beh era ora". Ci sono un paio di programmi che fanno al caso mio, probabilmente il migliore è questo qui ma in confronto a come è su Linux con Compiz e compagnia è una vera schifezza.

Arriva dunque l'incognita "programmi". Al posto di Gaim o Pidgin che dir si voglia c'è questo qui che è basato sulla stessa libreria ( ed è praticamente uguale ) ma ha un'interfaccia molto, ma molto migliore. E non penso che la mente dietro tutto ciò sia Leonardo da Vinci. Per la musica sorprendentemente non ci sono alternative, quindi sono costretto ad usare iTunes. Penso che non ci sia programma funzionante che mi abbia mai fatto più dannare di iTunes. Dopo mille aperture e chiusure sono riuscito a capire che il modo per rendere iTunes presentabile è invertire tutte le opzioni. Da "sì" a "no" e vice versa. Fra le cose totalmente ridicole: si apre di default quando attacchi un iPod, fa un po' quello che gli pare con i tuoi mp3 ( li copia nella sua libreria anziché tenerli lì dove stanno ), che potrebbe avere un senso se uno è un cerebroleso che non ha un minimo di senso pratico ( -> utente Mac medio ). Sorprendentemente c'è anche il modo di togliere le odiose freccettine che schiacci sistematicamente per sbaglio che ti aprono l'iTunes store: no, grazie, non compro nulla.

Probabilmente la cosa che mi ha annoiato di più è stata, dopo aver cercato fra mille browser uno decente ( sì, Firefox fa schifo, nemmeno se usassi Windows lo userei ), scoprire che Safari le tabs le ha, ma sono disattivate di default ! E lì fra "porca madonna" vari e un paio di opzioni da mettere o togliere, decido di tenere il browserino che tutto sommato mi piace perché mi ricorda epiphany, con un paio di cosette in più, fra cui un motore di rendering decente, che per la cronaca è KHTML, progetto originariamente legato a KDE come motore grafico di Konqueror, e ora anche sviluppato in squadra con Apple, sempre con licenza Open Source che non è di sicuro la APSL o porcate varie.

Quando si parla di software proprietario però non c'è niente da eccepire. Skype per Mac funziona bene, e anche tanto, rispetto all'eterna imbarazzante versione per Linux che fa piuttosto sboccare, anche come UI: non che il passaggio a QT4 abbia rappresentato un gran miglioramento come speravo, visto ad esempio Wengophone che ha una UI non così schifosa. Mah, speriamo migliori.

Una cosa su cui non mi esprimo è il menu in alto. Chi dice che fa schifo perché è scomodo, chi dice di no. Personalmente ha UN vantaggio e UNO svantaggio. Il vantaggio è che sta lì su fissa e oltre a sapere sempre dove sta è, per ogni finestra aperta, una dozzina buona di pixel risparmiati sull'asse y, e non è trascurabile quando usi un portatile o quando comunque si parla di ottimizzazione degli spazi. Lo svantaggio è che appunto perché sta lì devi disturbarti a portarci il puntatore sopra anziché avere il tutto a un tiro di schioppo ( magari la finestra di cui sopra è ad una decina di cm di distanza dalla barra dei menu. Inoltre, avendo due finestre aperte in un desktop, cliccare in un pulsante in un menu dell'applicazione non a fuoco comporta sempre un click in più, e queste piccole "economie" possono essere una perdita di tempo a lungo andare. OK, sono pignolerie trascurabili, ma non per tutti, soprattutto quando si fanno varie cose assieme, cosa che io faccio spesso.

Fortunatamente per ovviare al problema ci sono due cose. La prima è exposé, che ormai è stato imitato anche su Linux, visto che è un ottimo sostituto per l'elenco delle finestre, o taskbar che dir si voglia ( assieme al dock che secondo me è concettualmente utile ). La seconda è l'abbondanza imbarazzante di collegamenti da tastiera per fare qualsiasi cosa.

E proprio riguardo a questo arriva l'altro palo nel culo. Abituatissimo ad usare ctrl praticamente per tutto, qui ctrl è sostituito, ma non "in tutto e per tutto" dal bel tasto meta con la melina sopra, mentre alt sostituisce alcune cose di ctrl ( tipo andare avanti parola per parola in un testo ) e ctrl stesso fa tutt'altro. E ovviamente non funziona nemmeno scambiare i tasti dalle preferenze perché non c'è corrispondenza univoca fra "melina" e "ctrl di Linux". D'altra parte mi rode che su Linux stesso il mio tasto "melina" non sia trattato come un modificatore al pari di alt e ctrl. Altra cosa divertente, nonostante la base unix, c'è lo stesso problema troglodita di Windows delle estensioni. Cambiando l'estensione a un file son cazzi. E non si capisce nel 2007 a cosa servano le estensioni. Leopard risolverà questo problema ?

Per la serie "imbarazzo più totale" uno capisce perché VLC è l'applicazione di terza parte più scaricata per Mac OS X. QuickTime fa schifo, fa proprio schifo. La versione gratuita non ha quasi nessun codec ( e scaricarli non è mica un click, bisogna sempre andarseli a cercare, cosa che su Ubuntu è molto più intuitiva ), e persino la funzione "schermo intero" è attivata. No comment.

Per mio diletto personale ho dovuto scaricare tre programmi, che erano, nell'ordine, un terminale più decente visto che quello preinstallato fa più cagare di xterm, LyX, che potrebbe essere molto meglio di quanto non sia ora ( mi sa che la versione per Linux ha meno problemi ), e una versione semidecente di emacs.

Non ho molte altre esigenze, sicuramente mi son dimenticato un sacco di cose, però bene o male come "primo impatto" ci siamo. Prima di concludere, tengo a precisare un po' di cose. Personalmente sono molto rigoroso per quanto riguarda l'usabilità di qualsiasi cosa e tengo molto a vedere il pelo nell'uovo di molte interfacce grafiche, soprattutto su Linux che è sempre stato il mio campo. Assieme all'usabilità però, cui Apple comunque tiene molto ( e infatti tutti i programmi sono curati anche per quelli come me che qualcosa in più che scrivere "ciao" san fare ), c'è anche l'estetica. Su questo non c'è proprio nulla da dire. Nessun sistema operativo batte Apple persino nell'integrazione pazzesca col resto del sistema che hanno tutti ( o quasi, ovviamente ) i programmi di terza parte che uno utilizza. E per me "armonia" in questo senso, beh, è qualcosa di vitale.

Poi, punto debole è la personalizzazione, ma per me non è un grosso problema, molte cose mi piacciono così e poi in appena due minuti di utilizzo sono riuscito più o meno a stravolgere tutto senza dover "scendere a compromessi", senza troppi problemi. L'importante è che le cose funzionino e che niente sia a scapito dell'efficienza e della praticità. E onestamente non ricordo mai di aver pensato "che palle non funziona sta cosa, vabe', tocca abituarmici".

Che dire, nonostante i numerosi pali nel culo ( perché devo riavviare dopo un aggiornamento ? Non posso riavviare quando pare a me ? ), l'esperienza è più che positiva, tutto funziona ( grazie al cazzo, direi ), e non solo. In effetti posso anche programmare da riga di comando come ero abituato, e quando mi pare posso anche tagliarmi la lunga barba e fare un po' la fighetta registrando audio e cose simili.

Poi posso benissimo riavviare e tornare a Linux. E in definitiva, se proprio ci deve essere un dual boot, penso che questo sia quello più sensato.