Arianesimo ? No, grazie
Disclaimer: quello che segue potrebbe essere un po' infelice se interpretato a modo proprio, e sconsiglio eventuali giudizi negativi prima di aver letto completamente quanto espresso o di averne capito la piuttosto chiara idea di fondo.
Tempo fa diedi un'occhiata al sito di ESR ( uno dei capoccia della FSF ), una persona piuttosto scomoda nell'ambiente in quanto membro di quel partito ambiguo che è il libertarian party, che rispecchia un po' una certa categoria di persone che è facile identificare nel ventunesimo secolo, in quanto alle tematiche che sostiene. Partito fatto di pazzi con la pistola, spesso super partes ( non tutti son schierati con Bush ), pro o contro guerra in Iraq, e forti sostenitori di argomenti molto controversi ( vedere Matt Stone e Trey Parker ).
Non mi identifico come uno di loro, affatto, tuttavia credo che molte cose sia meglio non dirle che esporle in dettaglio, e questa è una amara verità da moltissimo tempo. Una cosa per la quale Raymonds divenne famoso fra attivisti di vario genere era una ricerca che espose sul suo blog per quanto riguarda la propagazione del Q.I. fra le razze umane. Rimando al suo articolo qui. Ora, dobbiamo innanzitutto mettere in chiaro che non ha senso nascondersi dietro a preconcetti da fricchettone o da feccia cristiana. Le razze umane ci sono, stop. Non è una questione psicologica o spirituale o il cazzo che volete. È una questione biologica. Visto che tutti gli esseri che abitano un pianeta hanno una catalogazione scientifica in base, principalmente, all'apparenza fisica ( anche perché che rilievo avrebbe verificare la differenza di Q.I. fra un orso polare e un grizzly ? Sempre che ciò sia fattibile ), non vedo perché l'homo sapiens sapiens non dovrebbe. E siccome la mia predisposizione fisica smilza da bianco non troppo mediterraneo è totalmente diversa da quella di un negroide ( per usare un termine da "ventennio" ) che tendenzialmente "se mi piglia mi contorce", non vedo perché non trarre la conclusione che entrambi pur essendo della stessa specie apparteniamo a due razze diverse.
Cambierebbe qualcosa ai fini pratici ?
Assolutamente NO.
Il discorso è puramente biologico, e le razze umane esistono, perché negarlo ? Perché la concezione vetero-cristiana dei tempi in cui non si sapeva la differenza fra un cammello e una derivata seconda ci impone che gli uomini siano tutti uguali e dunque il mio professore di religione del liceo non si mise tanti peli sulla lingua a darmi del nazista per questo discorso. Di conseguenza non andai mai oltre. Il problema è che gli uomini, per forza di cose, non sono tutti uguali, e anni di "vita" hanno garantito, da parte di tutti gli abitanti sulla faccia della Terra ( sì, nazisti e ultracristiani hanno questo e altro in comune ) la confusione dell'esistenza della razza umana col concetto di dignità, umanità e con la conseguenza tutela dei diritti umani. Che non è una cosa che ha rilevanza scientifica, ma allo stesso modo negare la discrepanza razziale porterebbe alla dimostrazione che usare alani o pechinesi anziché sanbernardo per i salvataggi alpini, o chow chow per trainare le slitte, sarebbe totalmente indifferente dall'usare le razze che invece vengono usate.
Quello che all'inizio sconvolge un po' dell'articolo di Raymonds è vedere che non solo ci sono differenze nel colore della pelle o nella forma degli occhi, ma anche nel quoziente intellettivo ( che d'ora in poi come convenzione chiamerò g ). Ma certo, dopotutto, perché no ? In effetti la predisposizione ad un determinato valore di g non è altro che genetica, e di conseguenza regolata da un qualcosa nel DNA, luogo in cui si trovano le stesse informazioni sul colore dei miei occhi, et cetera.
Ai fini pratici, notiamo che i capofila sono gli asiatici "sul mare", giapponesi e cinesi dunque. Noi bianchi europei ci collochiamo più o meno a metà, mentre ( purtroppo ) non è difficile immaginare chi si collochi in fondo. Difatti senza nessuna crudeltà l'aspetto più scimmiesco ( e questo degli aborigeni s'è sempre detto, stranamente ) indica ''g'' basso, e così risalendo. Ovviamente g è uno di quei tanti fattori non "chiari ed evidenti". Esempi, io mi terrò per tutta la vita occhi e capelli ( speriamo ! ) castani coi quali son nato, tuttavia sono sempre stato ben predisposto al mezzofondo ( 800 e 1500m ) e se mi fossi messo sul serio probabilmente sarei stato anche bravo, per una questione familiare che non smentisce affatto la dominanza bianca in tale disciplina. Cosa che non avrei potuto dire per la forza fisica perché in ogni caso pure essendomi allenato alla perfezione, arrivando ad un fisico più che decente, il fatto di non eguagliare mai un nero medio che ha fatto il mio stesso allenamento rientra perfettamente nella media in quanto tale tipo di prestanza non rientra nei miei caratteri genetici.Mi spiego meglio, anche se ritengo che ciò risulti abbastanza chiaro: non si può parlare di g e di forza come di un paio di occhi azzurri, dunque il fattore ambientale non solo non è trascurabile ma è cruciale, e per tale motivo il fatto che la mia famiglia abbia comunque avuto più interesse al mio sviluppo linguistico e intellettivo, al fatto che anziché fare l'atleta di professione imparassi qualche lingua e facessi un corso di studi particolarmente arduo ne è un chiaro segno, tuttavia non sono né un grande matematico e né un grande centometrista, e questo è potenzialmente nella media. Vice versa, vi possono essere dei potenziali Gauss che vivono in ambienti di merda e rimangono totalmente inespressi, e la predisposizione razziale non influenza positivamente g e la sua crescita.
Dunque tutto inizia più o meno a quadrare. Dopotutto Haile Gebrselassie e Hicham El Guerrouj sono esempi della razza africana che domina nel fondo ( dai 10000m ai 1500 la pelle si schiarisce, tanto che 1500m e 800m sono sempre ripartiti fra bianchi e maghrebini, ai primi la seconda e ai secondi la prima, in genere ), così come Carl Lewis e Maurice Greene sono esempi afroamericani per la velocità, disciplina di sforzo massimale non prolungato ( ai quali si accodano, banalmente, basket, pugilato, e altri ), mentre la supremazia nel lancio del peso, che richiede una massa muscolare considerevole, oltre alla forza in sé, è dominata da una frangia di est-europei. Passando al lato intellettuale, notiamo che ora molti talenti matematici si evidenzino fra gli asiatici ( in quanto è una disciplina dove l'intelletto puro è cruciale ), mentre i fisici sono prevalentemente bianchi, e ciò è indiscutibile.
Tengo a sottolineare che questo non è affatto il discorso della medicina nazista. Difatti Hitler non voleva una tesi scientifica sulle discrepanze razziali fine a sé stessa, ma voleva una dimostrazione di una cosa assolutamente illogica, quale la superiorità biologica di una razza su un'altra, che è una cosa che ha tanto senso quanto dire che se A ha quattro arance e una mela, è migliore di B che ha tre mele e due pere.
Infatti non solo una superiorità relativa non è una superiorità assoluta, ma anche una superiorità di un determinato bene rispetto ad un altro non è abbastanza per definire una superiorità assoluta. Siamo perfettamente d'accordo che in una fascia temperata g conti di più della sopportazione congenita delle basse temperature ( cosa nella quale gli eschimesi battono fisicamente chiunque altro ), ma se considerassimo, ad esempio, g come qualità assoluta e suprema, avremmo davanti la contraddizione del Giappone che per quanto abbia potenzialmente più persone puramente intelligenti di molti altri paesi, non domini il mondo, né, nello specifico, ha una tradizione scientifica rilevante semi-millenaria come Italia, Francia o Germania. E analogamente ciò vale per prestanza fisica, resistenza, e quant'altro.
C'è dell'altro, dunque, oltre a forza e intelligenza, c'è la diplomazia che è tipica di certi neri, come l'intuito economico e il senso degli affari tipico dei bianchi ebrei. Ma c'è tanto altro, la presunzione, la sensibilità, tutti caratteri genetici ben definiti.
In conclusione, si smentiscono due cose. La prima è che non possiamo stabilire una superiorità assoluta non solo in base ad un solo carattere, ma nemmeno in base a n caratteri, in quanto se così fosse la storia avrebbe dimostrato il primato di una sola razza su tutte le altre. Secondariamente, pure se, ad esempio, la scienza è un campo a dominazione bianca, ciò non implica che i bianchi siano ottimi scienziati, ma che gli ottimi scienziati sono per lo più bianchi, e questo per indicare che il fattore ambientale non è affatto trascurabile, ma è vitale al punto da non poter trarre una legge statistica o un trend riguardante la superiorità di una determinata cerchia di persone in particolare su un'altra. Ne consegue che il diverso trattamento in dignità e diritti fra razze non solo è deprolevole, ma è anche totalmente illogico.
Sfatando i nostri miti abbiamo dunque che:
La divergenza razziale esiste, ma non è una scusa per definire classifiche né di doti a priori ( un tonto resta tonto, bianco o nero che sia ) e né di superiorità fra caratteristiche diverse, tanto meno il legame fra g e dignità, et similia. Vice versa, nonostante la storia abbia avuto spesso casi simili, non è accettabile negare per tali fini un'evidenza scientifica come questa.
Una volta accettato questo molti altri studi acquistano un senso. Ad esempio, è provato che all'interno di una stessa razza, fra due campioni di provenienze diverse, una divergenza in altezza è legata ad una divergenza in tenore di vita. Classico è il confronto fra Stati Uniti e Canada, e recente è quello fra Stati Uniti ed Europa, segno di come il tenore di vita negli USA si sia abbassato alla grande. E di come la dominazione di un popolo non solo non è legata alla razza, ma è destinata, un giorno o l'altro, a finire.
( Ringrazio Marco e Ivana per aver seguito sto discorso ieri alle due di notte senza pestarmi, e per avermi fatto venire finalmente la voglia di scrivere quest'articolo che volevo buttare giù da un pezzo. )
27·11·2006, alle 13:39
Visita eLiSa
:: The point is: coscienza critica ::
La prima cosa che ti insegnano in un corso di statistica è che questa scienza, materia, o come la si voglia chiamare serve a saper interpretare giustamente i dati. Del resto, come ogni campo del sapere umano, è un'interpretazione della realtà smentibile o meno, ma almeno finchè la sottoscritta non porterà la sua rivoluzione al mondo è questa la verità comprovata sulla quale ragioniamo.
Un dato è un dato, ma la sua elaborazione rispetto ad altri fattori, al contesto e compagnia bella ne possono cambiare il significato e favorire determinate interpretazioni. Il dato è un'arma, in quanto interpretabile, e pure molto potente. Senza troppe seghe mentali, abbiamo visto tutti i vari dibattiti Prodi-Berlusconi prima delle elezioni, non c'è bisogno di commentare.
Per questo mi sono iscritta in Statistica e subisco giornalmente lezioni con una 40ina di sfigati contabili che, a mio modesto parere, non hanno capito una minchia dell'utilità dei loro studi.
Quella delle razze biologiche è un campo di indagine come tanti altri.
Piccola avvertenza: c'è sempre un obiettivo dietro una ricerca, perchè purtroppo la filosofia = ????? + ?????, amore per la sapienza non è molto di moda, in particolare nell'ultimo secolo, o lo è sicuramente meno dell'arte di fare il proprio interesse.
Ergo: ricerca interessante, ma finchè la gente sarà così stupida da credere allo statistico di Trilussa (http://utenti.quipo.it/base5/poetico/trilussa.htm), ognuno potrà usarla per i suoi fini, sfogando i propri traumi infantili o la propria frustrazione sessuale con la giustificazione di un dato scientifico.
Spesso è difficile chiarire il punto della questione, stiamo parlando della mancanza di etica del genere umano, o per animi più sensibili della strumentalizzazione della conoscenza. Per una credente nella democrazia come me è doveroso diffondere la conoscenza quanto insegnare a utilizzarla.
Nel caso peggiore potremmo trovarci a scegliere fra un comitato etico scientifico o un fucile a pompa; ma abbiamo di peggio a cui pensare, tipo evitare la guerra nucleare contro la Cina del 2017 dichiarata nel 2000 da Rumsfeld.
Del resto ci si ammazza per le partite di calcio, un tifo vale l'altro, come per l'arianesimo.
Scusino lo scrocco di spazio.
Besos
eLi
27·11·2006, alle 16:13
la frustrazione sessuale è probabilmente quella che coglie molto spesso il nostro ESR. tuttavia il centro della questione è proprio la strumentalizzazione del dato in sé. marco ieri mi ha detto che salvo nazisti e cristiani nessuno è così stupido da credere alla non esistenza delle razze in sé biologicamente parlando.
in aggiunta, non vedo perché non ci debbano essere differenze fra esse. tutto qui.
mi fa piacere abbia letto, comunque :)
28·11·2006, alle 04:21
Visita Luca
E' un argomento che vorrei discutere in chat privatamente ma comunque penso di poter rispondere con qualche chiarimento.
Innanzitutto credo la differenza tra razze sia incredibilmente difficile da illustrare, troppo vaga e casuale da poter definire matematicamente. Oltre a tutte le qualita' umane solo poche sono state da te espresse, dunque dimenticando la vastita' e diversita' delle nostre abilita' (creativita', tecnica etc.). Da quello che conosco (statisticamente) posso naturalmente capirti, i neri sono piu' atletici, i bianchi sono piu' sedentari e dunque piu' intellettuali, gli asiatici piu' frenetici sul lavoro, gli italiani migliori al letto, ed e' sicuramente un fatto genetico-fisico-ambientale. Ma e' puramente un fatto casuale, tutte le statistiche sono combinate a fatti ambientali che traggono la conclusione da esperienze di vita vissuta. Maurice Green e Michael Johnson sono nomi famosi, matematicamente niente puo' fermare un bianco a poter sfondare il record mondiale dei 100m. Roger Federer e Pete Sampras sono nomi famosi, matematicamente niente puo' fermare un nero a vincere piu' di 8 grand slam. Insomma ci sono piu' bianchi intellentuali perche' la cultura (ambiente) ci ha imposto a fare cio'.
Spero di beccarti in chat per discutere meglio magari, ho molto interesse ad espandere l'argomento.
Ciao,
Luca.
29·11·2006, alle 18:10
Luca, il problema è il solito. Non è questione di UN nero o UN bianco, e non è _solo_ questione di statistica o matematica. È un dato di fatto che l'unico modo perché _tutti_ i bianchi diventino atletici è che essi diventino neri. Perché comunque quei geni lì li hanno loro. Poi uno può essere di "razza bianca pura" ( mamma mia ) ed essere superatletico lo stesso, niente lo impedisce. Dopotutto se fosse così semplice da dire nero = tonto e scattante e bianco = intelligente e sedentario non ci sarebbero stati dubbi sul come sarebbe andata la storia.
Non è affatto mia intenzione provare teorie razziste ( nel senso negativo della parola, visto che credere in una discrepanza razziale biologica è credere nella _scienza_ ) o fomentarne una, semplicemente l'articolo di ESR, come tutti quei vari studi su g, è una cosa che fa molto pensare.
Se poi si scopre che gli studi hanno avuto "certi finanziamenti" allora ovviamente la cosa perderà anche di valore, ma il quesito rimane.
04·12·2006, alle 01:15
Visita xnerdx
io ascolto i La Quiete a quale background culturale mi associate? ITAGLIA UNOOOOOOOOOOOOOO
19·12·2006, alle 00:29
uuuuhhhmmm, ok...le razze esistono e allora?....se non si vuol portar in luce il discorso dell'unica razza degna, mi sembra che un discorso del genere sia passibile di deriva verso una concezione utilitaristica e produttivistica delle "razze", il che, secondo me, non porta proprio a (scusassero l'espressione) una cippa di nulla e non è certo il massimo dell'encomiabilità. Poi son punti di vista... :O
@eLiSa: rimembra eLiSa quando venne fondata in Itaglia la facoltà statistica di Roma dal signor Gini? Diciamo... nel terzo decennio del secolo scorso circa? Controllo, controllo, controllo...controllo sul determinato e controllo sull'errore del determinato...altro che coscienza critica, non so se sei già uscita nel mondo del lavoro in cui bazzicano gli statistici, ma non farti troppe illusioni...a parte pochi stagni, il resto del lago mette una depressione caspica...! Il primo step-over è quello da trilussa alla "concezione critica" di cui parli; quando avrai coscienza del secondo...in bocca al lupo...
28·12·2006, alle 11:37
il concetto di "razza" è passibile di deriva verso quello che ti pare. già ammetterne l'esistenza nel caso "umano" è un gran passo avanti ( puoi chiedere in giro, provare per credere ). se poi qualcuno riesce ad accettare il fatto che è genetico che il nero esclusivamente in quanto tale corra più veloce del bianco ( con tutta probabilità ). ma sono stanco di ripeterlo, l'ho scritto una decina di volte.